EDITORIALE

 


PREMESSE PER UNA SVOLTA EPOCALE

 

dare una svolta epocale ai rapporti contrattuali, sviluppare una rete moderna, alternativa e concorrenziale… Il mio personale contributo continuerà a non mancare

di Vito Michea

La relazione introduttiva svolta all’ultimo Congresso nazionale si concentrava sostanzialmente sulla questione contrattuale, partendo da una dettagliata disamina delle anomalie del nostro settore e dei manifesti squilibri interni della filiera editoriale.

Squilibri tangibili che hanno portato negli ultimi anni, se non da decenni, un stravolgimento dei diritti economici e sociali della rete di vendita. Le riflessioni esposte, condivise dall’assemblea congressuale, introducevano gli elementi fondamentali di una nuova linea politica che sostanzialmente è stata ripresa dal documento conclusivo congressuale.

Gli obiettivi prioritari di questa linea strategica delineano il possibile quadro di una effettiva revisione dei rapporti con gli editori, anche in ragione di una diversa dinamica del mercato editoriale. In quest’ottica si sviluppa altresì una diversa impostazione di quelli storicamente stabiliti con le locali agenzie di distribuzione, guardando a come realizzare una maggiore tutela dei rivenditori ed una adeguata flessibilità di norme che appaiono certamente obsolete rispetto a normali rapporti di filiera.

Una visione pragmatica che suggerisce una diverso approccio commerciale nei rapporti contrattuali, finalizzato a unire gli sforzi per migliorare la produttività del comparto editoriale.

“razionalizzazione dei costi del sistema, incentivi mirati allo sviluppo della professionalità”

Un’accorta razionalizzazione dei costi del sistema, anche attraverso l’individuazione di incentivi mirati allo sviluppo della professionalità dei vari attori della filiera. Una proposta ragionevole, se si guarda agli equilibri che di norma si sviluppano all’interno di ogni filiera commerciale.

Questa proposta, evidentemente, è motivata dalla necessità di rendere più remunerativo il lavoro in edicola ed è, soprattutto, atta a ripristinare alcuni diritti sociali che nel tempo sono stati violati da atteggiamenti arroganti, e assolutamente improduttivi, concretizzati a tutti i livelli dalle nostre controparti.

Un altro aspetto rilevante di questa riflessione suggerisce di guardare oltre gli storici ed inconcludenti tavoli contrattuali, in quanto la cosiddetta concertazione tra le parti sociali non ha più prodotto da tempo alcun percepibile risultato.

La frammentazione del mondo sindacale e la particolare astenia dei giornalai alle consuete forme di lotta ha indubbiamente indebolito ulteriormente il potere contrattuale delle sigle che rappresentano il nostro particolare settore, e ciò ha fatalmente ingessato rapporti inconcludenti e ha di fatto impedito di acquisire i miglioramenti richiesti dalla rete di vendita.

L’assoluta e documentabile “apatia” del mondo editoriale rispetto alle nostre denunce e rivendicazioni, unita allo strapotere dei distributori locali – ma solo nei confronti di quello che è considerato – a torto o ragione – l’anello debole della catena,  non poteva che spingerci a rivolgerci altrove per trovare un modo più concreto ed istituzionale per affrontare i nodi storici del settore editoriale.

“trovare un modo più concreto ed istituzionale per affrontare i nodi storici del settore editoriale”

Questo incontrovertibile ragionamento è ancora più valido se si guarda alle basi legislative dell’Accordo nazionale. Molti dei problemi  contrattuali partono da questo, ma si sviluppano e moltiplicano nel tempo grazie ad un ridimensionato potere di contrapposizione dei sindacati e, forse, anche per la carenza di posizioni condivise.

L’eccesso del prodotto invendibile che è scaricato sulla rete di vendita senza alcun pudore, la carenza cronica di quello che incontra in qualche misura il favore del mercato, la lavorazione delle rese ed il compiegamento degli inserti, l’anacronistica defiscalizzazione, l’impotenza sugli abbonamenti, le fideiussioni incongrue e richieste da soggetti che forse dovrebbero offrire loro delle garanzie, il problema delle sospensioni delle forniture a volte prodotte artatamente da una distribuzione dissennata e priva di alcuna regola commerciale, ecc. ecc., sono solo alcuni dei temi che sono stati affrontati con una visione strategica diversificata. Anzi, anche su alcuni di questi problemi, universalmente riconosciuti, si sono riscontrate addirittura divisioni traumatiche che hanno reso impossibile una forte iniziativa unitaria.

Tutte queste problematiche continuano a svilupparsi senza soluzione di continuità nel contesto di una gravissima crisi economica che minaccia ormai un default del nostro sistema. Si assiste inerti alla chiusura di un rilevante numero di rivendite, guardando con preoccupazione alle altre che sopravvivono solo per inerzia in attesa del peggio. Lo stesso vale per le agenzie di distribuzione e per molti editori.

La razionalizzazione dei costi porta ormai distributori ed editori a tagliare i servizi sinora offerti e contrattualmente previsti.

La linea politica tracciata dal congresso è stata perseguita con assoluta determinazione.

“abbiamo richiamato con forza l’attenzione del mondo politico ed istituzionale”

Le denunce e le proposte presentate hanno travalicato il normale circuito chiuso del nostro comparto.

Questa è stata forse la vera svolta dell’ultimo anno. Abbiamo richiamato con forza l’attenzione del mondo esterno al settore; in particolare quello politico ed istituzionale da sempre ai margini del nostro dibattito interno.

Le numerose riunioni che si sono svolte presso Dipartimento dell’Informazione e dell’Editoria hanno consentito al nostro sindacato di portare a quel tavolo una dettagliata informazione sullo stato dell’arte dei rapporti interni alla filiera e, soprattutto, per denunciare tutto quello che la rete è costretta a subire per difendere il pluralismo dell’informazione scritta e  la “parità di trattamento di tutte le testate editoriali”.

“Il Decreto sulle liberalizzazioni e quello seguente, il c.d. “Salva Italia”, sono stati affrontati con assoluta serenità nella consapevolezza che si stava affrontando una svolta epocale per la nostra categoria in un contesto diverso”

Il Decreto sulle liberalizzazioni e quello seguente, il c.d. “Salva Italia”, sono stati affrontati con assoluta serenità nella consapevolezza che si stava affrontando una svolta epocale per la nostra categoria in un contesto diverso.

Se da una parte si doveva fare di tutto per salvaguardare alcune garanzie legislative, al tempo stesso era necessario cogliere un’occasione forse irrepetibile per dare una svolta storica ai rapporti contrattuali.

Si doveva anche fare in modo che la rete di vendita potesse avere prospettive certe di sviluppo non più vincolare esclusivamente a quelle correlate alla vendita del prodotto editoriale.

“improponibile e fuorviante la possibilità che i giornalai veri possano praticare degli sconti sui giornali”

Il Decreto Legge del 24 gennaio introduce alcune norme dalle quali partire per un confronto non più condizionato e condizionante, per quanto è legittimo affermare che troviamo improponibile e fuorviante la possibilità che i giornalai veri possano praticare degli sconti sui giornali da porre in vendita. Si citano i giornalai veri, perché è facile pensare che le grandi catene commerciali potrebbero avvalersi di tale norma per promuovere altre iniziative promozionali.

Il giornale da regalare ai clienti come se fossero dei miseri gadget, seguendo lo stesso ragionamento che guida gli editori nelle proposte di abbonamenti a prezzi di realizzo?

È questa la considerazione che si ha del prodotto editoriale che è stato definito di “alto valore costituzionale ”?

Per una volta partiamo da una posizione diversa dal passato che è supportata da norme di Legge. Da qui bisogna iniziare un percorso per affrontare un ragionamento complessivo sulle nuove regole, sapendo che le stesse non potranno più essere scritte senza travalicare i concetti essenziali a tutela di chi rappresentiamo.

Il rischio che tali norme possano subire modifiche o integrazioni nel dibattito parlamentare non è trascurabile. Così come è normale che i c.d. poteri forti del settore faranno di tutto per far annacquare quelle che risultano particolarmente indigeste.

Nella complessa visione ed interpretazione delle norme riportate all’art. 39 del c.d. Decreto “Salva Italia”, emerge, però, abbastanza chiaramente, una spinta legislativa ad un riequilibrio dei rapporti del comparto editoriale.

“una spinta legislativa per riscrivere le regole di un corretto rapporto tra le parti sociali, non deve però essere vista come punto di arrivo, ma semplicemente come l’inizio di una nuova fase politica” 

Una spinta legislativa per riscrivere le regole di un corretto rapporto tra le parti sociali, non deve però essere vista come punto di arrivo, ma semplicemente come l’inizio di una nuova fase politica.

Il nostro obiettivo non è unicamente quello di razionalizzare i flussi delle forniture o risolvere l’annoso problema delle anticipazioni finanziarie. Ci sono tanti nodi da sciogliere dal punto di vista commerciale, oltre ad altri di natura legislativa.

Il disfacimento generalizzato del sistema non è all’interno della nostra strategia.

In questo nuovo contesto, che sicuramente molti non avrebbero neanche immaginato sino a pochi mesi fa, si deve avere la capacità di spiegare il nostro punto di vista, che guarda agli sviluppi della rete di vendita attraverso una reale diversificazione dell’attività commerciale.

Tutti gli attori della filiera sono convinti che è necessario sviluppare nuovi servizi, utilizzare la nostra rete  per vendere altri prodotti. Tutte attività possibili alla luce della nuova impostazione di rete che è spinta e supportata anche in ambito governativo e parlamentare.

In questo quadro gli editori spingono per una informatizzazione a tappeto delle rivendite, punto di avvio della richiamata diversificazione, noi siamo perfettamente d’accordo, perché sembra che questo nuovo progetto presuppone un reale investimento finanziario dei gruppi editoriali, consci del fatto che i fallimenti registrati in questo campo sono stati conseguenti ad un approccio sbagliato alla soluzione del problema, dettato da una palese esagerazione dei costi di accesso all’ informatizzazione.

“i distributori locali sembrano esageratamente preoccupati delle negative ripercussioni che avrebbero le loro aziende con l’articolo 39”

 In questa direzione dovrebbero anche guardare i distributori locali che sembrano esageratamente preoccupati delle negative ripercussioni che avrebbero le loro aziende se l’articolo 39 dovesse essere confermato per intero nella sua conversione in legge dello Stato.

È quindi utile suggerire a queste imprese commerciali di aprirsi ad un ragionamento complessivo riguardo ad una visione diversa del futuro che non può essere fuorviato da ragionamenti di parte.

Bisognerebbe smetterla di vedere i sindacati come soggetti che agiscono solo in contrapposizione.

La loro rete distributiva non è in discussione. Conosciamo bene anche i problemi delle loro imprese e sarebbe utile discuterne insieme serenamente per rendere più produttive le loro e le nostre aziende.

In questa prospettiva di confronto leale, sarebbe indispensabile che le locali imprese di distribuzione guardassero  con più attenzione alle prospettive di sviluppo delle loro attività in funzione di quanto sarà nelle disponibilità  delle nostre.

La vendita dei prodotti non editoriali in edicola - ce n’è una ampia gamma - e tutta una serie di servizi da mettere a disposizione della clientela, può essere per loro un modo per rimettere in sesto la produttività delle loro aziende.

Se questo possibile e attuabile percorso è finalizzato a farci guadagnare tutti di più, senza alcuna imposizione di sorta ma solo sulla base di una proposta concorrenziale sul mercato, è evidente che la rete di vendita sarà ben lieta di accoglierla positivamente.

“guardare insieme al futuro per delinearne bene i contorni e per sfruttare al meglio le nuove opportunità commerciali  è sempre una buona politica”

Guardare insieme al futuro per delinearne bene i contorni e per sfruttare al meglio le nuove opportunità commerciali  è sempre una buona politica.

Ovviamente, sarebbe utile che tutti insieme si faccia il possibile e l’impossibile per evitare una liberalizzazione senza regole che  potrebbe causare danni irreversibili al nostro sistema.

Dobbiamo vigilare perché ciò non accada, continuando ad interloquire con tutto il mondo politico ed istituzionale per illustrare le nostre ragioni.

Le nostre argomentazioni non sono essenzialmente corporative, perché guardano con sincera preoccupazione al futuro di tutti i soggetti della filiera editoriale.

Il nostro mondo è strettamente interconnesso, anche se i rapporti interni appaiono in palese contraddizione con questo basilare concetto.

Non è facile, ma è possibile; anche altre cose non lo erano, eppure qualche tangibile risultato è stato raggiunto.

“continueremo a lavorare avvalendoci del contributo di tutti, operando con continuità nel solco tracciato dall’ultimo Congresso nazionale”

Ci sono tutte le premesse per dare una svolta epocale ai nostri rapporti contrattuali e, nel contempo, per sviluppare una rete moderna, alternativa e concorrenziale.

La profonda mutazione che attraversa la carta stampata rimette in discussione equilibri storici che possono portare tangibili miglioramenti al nostro lavoro.

È una buona base di partenza da maneggiare con cura, per evitare che il malato non sopravviva alle medicine. Intelligenza, metodo e lungimiranza nelle scelte da fare nel breve e medio termine.

La storica idiosincrasia di questa rete ad azioni di lotta è stata attentamente ponderata in occasione della proclamazione delle tre giornate di sciopero. Le scelte fatte hanno prodotto i risultati sperati. Coloro che hanno criticato questa scelta, dovrebbero almeno riconoscerci il coraggio di averla fatta pur con le incognite che incombevano. Il sindacato è fatto di uomini e può anche sbagliare nel prendere delle decisioni, ma almeno questa volta la scelta è stata giusta in quanto era l’unica possibile.

Il 18 gennaio c’è stato un avvicendamento ai massimi vertici del nostro sindacato. Al nuovo Segretario Generale i migliori e fraterni auguri di buon lavoro.

Il gruppo di lavoro nato a ottobre del 2010 continuerà a lavorare avvalendosi del contributo di tutti, operando con continuità nel solco tracciato dall’ultimo Congresso nazionale.

Il mio personale contributo continuerà a non mancare.

Vado via, ma resto a completa disposizione.

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