EDITORIALE
 
E ADESSO?
 
Il decreto Salva Italia è legge, la nostra attività è di interesse generale, costituzionalmente rilevante
 
di Giuseppe Marchica
 
La cosiddetta legge Salva Italia, conosciuta anche come legge sulle liberalizzazioni, è ormai dal 25 marzo 2012 legge dello Stato Italiano.
Per quanto riguarda il nostro settore, vi sono alcuni elementi da prendere in considerazione, e su cui riflettere. Il primo, è che tutte le attività commerciali sono liberalizzate, tranne quelle di interesse generale, costituzionalmente rilevante.
Noi siamo convinti che tra le attività di interesse generale, costituzionalmente rilevante, vi sia l’attività di vendita di quotidiani e riviste, cioè l’attività delle edicole; altrimenti, se non fosse così, non si spiegherebbe il grande sforzo fatto dal Governo, per reperire qualcosa come 120 milioni di euro, per il finanziamento dell’editoria, che in un momento di grande crisi come quello che stiamo attraversando, sono certamente una somma davvero considerevole.
Ma non siamo gli unici a pensarla in questo modo: 413 Parlamentari hanno approvato alla Camera l’Ordine del Giorno dell’Onorevole Giancarlo Mazzuca, che prevede di "consentire al titolare di autorizzazione per un punto vendita esclusivo di giornali e quotidiani e dei prodotti editoriali ad essi connessi e nell'ambito dell'area di localizzazione dell'edicola stessa la vendita tramite pubblici esercizi o esercizi commerciali da lui incaricati".
“il Parlamento ha ribadito che esistono Rivendite esclusive autorizzate, il riferimento alla 170 è del tutto evidente”
Citare questo OdG, non vuol dire che lo condividiamo; anzi, siamo sempre del parere che bisogna trovare tutti i modi per avvicinare le persone alle edicole, e non allontanarle. La citazione ci serve per fare presente a chi legge che c’è un pronunciamento alla Camera, che evidenzia il fatto che il Parlamento ha ribadito che esistono Rivendite esclusive autorizzate, il riferimento alla 170 è del tutto evidente.
E ancora, se il nostro non fosse un settore di interesse generale, non si spiegherebbe l’obbligo alla parità di trattamento.
Per queste ed altre ragioni, abbiamo chiesto un incontro urgente al Governo, per far sì che vi sia un indirizzo univoco, da parte dello Stato alle Regioni, in modo che non vi siano interpretazioni che variano a seconda di quello che pensano le singole regioni.
Del resto, un prodotto è di interesse generale, costituzionalmente rilevante, non solo nella fase di pubblicazione, ma anche in quella di vendita, e se così non fosse, non avrebbe più alcun senso il finanziamento pubblico, e l’obbligo di parità di trattamento.
Un altro aspetto riguarda l’ormai famoso articolo 39, in cui si legge: “gli edicolanti possono praticare sconti sulla merce venduta e defalcare il valore del materiale fornito in conto vendita e restituito a compensazione delle successive anticipazioni al distributore”.
Qualche Sindacato, con scarsa correttezza,  si è attribuito il merito di avere fatto reinserire questo comma, dopo che era stato depennato; non ci metteremo qui a ribadire quello che tutti sanno, e che sanno in particolare quei Rivenditori che, con tanto sacrificio, hanno partecipato al presidio davanti al Senato, e che Loro stessi hanno potuto parlare con i vari Senatori, che sono venuti  da Noi,  per capire le nostre ragioni.
E ancora: “fermi restando gli obblighi previsti per gli edicolanti a garanzia del pluralismo informativo, la ingiustificata mancata fornitura, ovvero la fornitura ingiustificata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda da parte del distributore costituiscono casi di pratica commerciale sleale ai fini dell'applicazione delle vigenti disposizioni in materia”.
Il significato è del tutto chiaro, il Rivenditore ha il diritto di gestire la propria attività, senza dover anticipare soldi a distributori ed editori, su pubblicazioni che il punto vendita non venderà mai, perché fornite in eccesso; quindi il Rivenditore potrà restituire quegli eccessi, e defalcarli dall’estratto conto. 
E adesso?
“adesso, il Rivenditore ha il diritto di gestire la propria attività, senza dover anticipare soldi a distributori ed editori… adesso, nessuno può fare accordi che aggirino la legge…adesso, aprire la revisione dell’Accordo…adesso, la categoria ha diritto di poter guardare al futuro, con un po’ di ottimismo”
Adesso è difficile intervenire in modo restrittivo per chiunque, visto che la legge prevede anche che: “le clausole contrattuali fra distributori ed edicolanti, contrarie alle disposizioni del presente articolo, sono nulle per contrasto con norma imperativa di legge e non viziano il contratto cui accedono”; quindi dà in mano al singolo individuo la possibilità di applicare correttamente queste norme, e nessuno può fare accordi che in qualche modo aggirino la legge, perché sarebbero in contrasto, e quindi nulle.
Quindi, credo sia corretto per evitare un caos totale nel rapporto distribuzione-vendita, che si applichi subito il contratto estimatorio, e i corretti piani di vendita, al fine di tutelare i Rivenditori, e sollevare i Distributori Locali, a loro volta, da anticipazioni economiche ai Distributori Nazionali e agli Editori.
Credo sia fondamentale aprire finalmente la revisione dell’Accordo Nazionale, per dare in mano a tutta la filiera un nuovo strumento, in cui si stabiliscano nuove regole, al passo coi tempi, e soprattutto un nuovo strumento di lavoro, in cui non vi siano più sudditi, ma soggetti che, nella filiera, hanno uguali diritti, e uguali doveri.
Certo, la  scelta della NDM, di ritirare la propria adesione all’Accordo, non semplifica le cose; ma, crediamo, sia un problema che prima di tutto debba essere affrontato dalla Federazione Editori, visto che i DL hanno fatto parte della loro delegazione.
Comunque, l’Accordo va rifatto decisamente.
In un’altra parte di questo giornale, vi sono le linee guida che il Sinagi porterà alla discussione con l’intera rete di vendita, e con le altre Organizzazioni Sindacali, tenendo conto che l’obiettivo è uno solo: dare prospettive ad una categoria, che da troppi anni si trova in una crisi, che ha visto migliaia di edicole chiudere, una categoria che ha il diritto di poter guardare al futuro, con un po’ di ottimismo.
  

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