EDITORIALE

 

UN NUOVO PATTO DI FILIERA

Le nostre ragioni e  le nostre scelte per il rinnovo dell’Accordo nazionale

 

di Giuseppe Marchica

 

Su questo giornale, viene dato ampio spazio alla piattaforma economica elaborata dal Sinagi, per il rinnovo dell’Accordo nazionale.

In questa sede, mi preme portare all’attenzione di tutti alcune riflessioni, per cercare di spiegare le ragioni che ci hanno portato a quelle scelte, che sono frutto di un anno e mezzo di confronto con i Rivenditori iscritti al Sinagi, e non solo.

 

“scelte, che sono frutto di un anno e mezzo di confronto con i Rivenditori iscritti al Sinagi, e non solo”

 

Il quadro che abbiamo attorno è a dir poco desolante, diecimila edicole chiuse in pochi anni, decine di distributori locali chiusi, distributori nazionali chiusi, editori in crisi pure loro.

In tutto questo, vi è stata la totale incapacità della filiera di mettersi attorno ad un tavolo, e discutere come uscire da questa situazione.

Chi ha avuto la pazienza di leggere quanto stiamo scrivendo da almeno tre anni, si renderà conto che sono quasi le stesse parole che da tre anni stiamo ripetendo, purtroppo inascoltati.

Ognuno dei soggetti, ha cercato di scaricare i problemi sul gradino sotto, peccato che i Rivenditori sotto non hanno nessuno.

Anche all’esterno della filiera, non è che si sono avute tante spinte per affrontare la situazione in modo diverso da quello che si è fatto.

 

“perché l’Autorità Garante si pone il problema della liberalizzazione delle vendite, e non della distribuzione?”

 

Per esempio l’ufficio dell’Autorità Garante, che sappiamo essere attento lettore di quanto pubblicato dai nostri giornali, nelle sue riflessioni, ha commesso degli errori gravissimi che, invece di aiutare il settore ad evolversi, lo hanno stretto in elementi di contenziosi ulteriori.

Perché l’Autorità si pone il problema della liberalizzazione delle vendite, e non della distribuzione? Ci rispondono che le ragioni sono di economicità della distribuzione. Va bene, e l’economicità del punto vendita? Questo concetto o vale per tutti o per nessuno, il fatto che sia stato preso in esame per un solo soggetto, alla fine ha messo in ombra il resto del ragionamento  dell’Autorità.

La legge 27, e con essa l’articolo 39, ha messo le mani nel piatto di altri, intervenendo nei rapporti interni della filiera, stabilendo nuove regole, ed evidenziando l’incapacità della filiera di affrontare e risolvere in modo adeguato i problemi che ogni giorno si aggravano.

Torniamo alla piattaforma.

Quello che abbiamo pubblicato, è la parte delle richieste economiche, abbiamo avuto molte critiche, ci si dice che le richieste sono troppo esose, che non hanno logica in un mercato in crisi, che metterebbero molte testate in difficoltà, eccetera eccetera.

Che cosa stanno chiedendo gli Editori in questi primi incontri sul rinnovo?

Per semplificare, ci chiedono una rete professionale, in qualche modo dedicata alla vendita di giornali e riviste, informatizzata in unica rete, in grado, attraverso questo sistema, di erogare anche servizi di pagamenti di vario tipo, messi a disposizione anche dallo Stato.

Quale può essere questa rete? Quella che secondo i dati della Camera di Commercio di Milano, è fatta da poco più di 17.000 punti vendita esclusivi, (intesi forse col vecchio concetto esclusivi/promiscui).

I Distributori locali chiedono di dividere la rete in due, una professionale, di circa 17.000 P.V. e una non; la prima da lasciare così, la seconda da modificare nei rapporti contrattuali anche al fine di chiedere costi aggiuntivi di servizio.

Poi abbiamo editori, in particolare dei quotidiani, che vorrebbero che i giornali fossero venduti ovunque.

E infine lo Stato, che impone parità di trattamento e lettura obbligatoria delle vendite.

Da qui siamo partiti per le nostre analisi relative al rinnovo dell’Accordo.

 

“non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare a se stessi quei 15.000 punti vendita, che non sono considerati professionali, ma che anzi sono secondo molti, marginali al sistema”

 

Il primo elemento è che non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare a se stessi quei 15.000 punti vendita, che non sono considerati professionali, ma che anzi sono secondo molti, marginali al sistema. Per noi sono colleghi da tutelare, allo stesso modo degli altri, e siamo del tutto contrari a spaccare la rete di vendita in questo modo, perché sarebbe un errore gravissimo farlo, perché li porterebbe alla chiusura, e porterebbe di conseguenza alla perdita ulteriore delle vendite delle testate editoriali, e all’impoverimento complessivo del settore.

Pensare di scaricare costi aggiuntivi su questa parte della filiera, lo ritengo miope, e senza alcuna prospettiva per nessuno: chiudiamo 10 edicole, per portare i giornali in 20 bar? Francamente, mi sembra di affrontare il problema di un dito fratturato tagliando la mano intera.

Il secondo elemento riguarda quella che tutti vorrebbero come rete esclusiva, dedicata, professionale, informatizzata.

Ma questa rete di cosa deve vivere?

In un recente incontro che abbiamo avuto, un DL lamentava il fatto che, per esempio sulla Riviera Romagnola, le edicole erano sempre meno edicole e sempre più piccoli bazar.

Verissimo.

Ma se quei  Rivenditori, come tutti gli altri in Italia, dalla sola vendita di giornali e riviste non riescono più a trarre il proprio sostentamento economico, che devono fare? 

Da qui partiamo, io credo che vi sia una profonda necessità di uscire dalle logiche tradizionali di questo settore, e scommettere su noi stessi e sulla nostra capacità di aggredire le difficoltà e trovare le vie d’uscita.

 

“per esempio, fare un nuovo Accordo trasparente, senza bisogno di avvocati per dare corrette interpretazioni… e tornare a vedere le edicole che siano edicole”

 

Questo vuol dire per esempio, fare un nuovo Accordo trasparente, senza bisogno di avvocati per dare corrette interpretazioni, vuol dire mettere le mani sulla parte economica, dagli aggi ai cut-price, per rivoluzionarne i concetti e le modalità, vuol dire dare alla categoria intera, senza buttarne a mare metà, quelle basi economiche necessarie e sufficienti, per riportare la Rete a parlare di professionalità specifica, e tornare a vedere le edicole che siano edicole.

Ma se si continua nella logica della virgola in più di qua, e in meno di là, le edicole finiranno, le testate editoriali saranno trattate come coriandoli.

Forse è questo che sta cercando una parte del mondo editoriale, non si capirebbe diversamente tutto questo amore nei confronti delle GDO, mi fa venire in mente la vendita della primogenitura per due lenticchie, che senso ha, vedersi chiudere diecimila edicole in 5 anni, e sentirsi soddisfatti di avere incrementato dello 0,qualcosa le vendite nei supermercati, quando le perdite hanno numeri a due cifre. Occorre, a mio avviso, rimettere in discussione tutto il sistema, perché se si vuole che la filiera abbia un futuro possibile, bisogna trovare le risorse e i modi, perché questo sia raggiunto.

“noi non ci arrendiamo, con la nostra piattaforma, cerchiamo di mettere le mani nel sistema, e lo vorremmo fare insieme, perché da soli non si esce da questa crisi”

 

La piattaforma economica del Sinagi, è sicuramente onerosa, ma è l’unica strada per arrivare a mantenere in Italia una rete diffusa e professionale di edicole.

L’accettare supinamente la decadenza, il ritenere ineluttabile la chiusura di altri migliaia di Punti Vendita, il non rendersi conto, adesso, che quelle chiusure porteranno con sé, a catena, la chiusura di altri DL, e di molti Editori, significa dare per scontata la morte dell’informazione in Italia, quell’informazione che ha reso il nostro Paese più ricco di idee e cultura.

Noi non ci arrendiamo, con la nostra piattaforma, cerchiamo di mettere le mani nel sistema, e lo vorremmo fare insieme, perché da soli non si esce da questa crisi.

Per questo occorre un nuovo e diverso patto di filiera, quale unico modo possibile, perché la stessa abbia un futuro.

 

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