EDITORIALE

 

SETTEMBRE, UNA MATASSA DA DIPANARE

 

Un tempo che trascorre inesorabile, un futuro sempre più nebuloso, ma sappiamo che non saremo soli

 
di Giuseppe Marchica
 

Eccoci a settembre, col tempo che trascorre inesorabile, e porta via con sé, ogni giorno, un pezzetto di speranza di una intera rete di vendita che vede un futuro sempre più nebuloso.

Si pensava ad un mondo, quello editoriale, che, per quanto rivolto a raggiungere ognuno gli obiettivi propri, avesse l’intelligenza sufficiente per capire che la cancellazione di una parte della filiera - quella più professionale, come le edicole – fosse, in realtà, un disastro per tutti e non solo per quei Rivenditori che sarebbero stati costretti a chiudere o a cercare altrove la fonte del proprio sostentamento.

“Editori, Governo, Distributori… tutti ci chiedono professionalità…ma…”

La Fieg ci chiede “professionalità” ma si muove nella direzione esattamente opposta: quella diretta a  costringere i punti vendita esistenti a specializzarsi in altri settori riducendo, via via, gli spazi dedicati al prodotto editoriale.

Il Governo stesso chiede “professionalità”, insistendo sulla certificazione delle vendite e sulla tanto sbandierata parità di trattamento, ma poi attua una vera e propria liberalizzazione, coi risultati prevedibili quanto temuti: la chiusura, cioè, di punti vendita esclusivi cui conseguirà la nascita di tanti punti non esclusivi, i quali, alla fine, metteranno a disposizione della clientela, dei cittadini, solo una parte delle testate ora in vendita nelle edicole, con l’unico effetto di portare inesorabilmente alla chiusura di tante piccole case editrici che non potranno avere la forza per stare sul mercato; così, in barba alla democrazia  e pluralità dell’informazione, in edicola avrà accesso solo qualche grande editore e… tutto il prodotto “riciclato” che si troverà nei magazzini del mondo, ovviamente!

E i Distributori Locali? Molti hanno ormai capito che, forse, in una primissima fase, potrebbero racimolare un po’ di soldi - spremuti ad una rete non professionale - ma poi, esaurita questa spinta iniziale, si troverebbero in molti a seguire la triste sorte di tante edicole, costretti ad abbandonare il settore, e sappiamo che ogni distributore in meno non fa che accrescere una situazione di concentrazione dell’editoria, in cui un centinaio di soggetti privati decidono in qualche modo, secondo proprie convenienze economiche, e in qualche caso (pochi per fortuna) non solo della sorte del sistema della diffusione dell’editoria sul territorio nazionale, e della sorte di decine di migliaia di famiglie di Rivenditori. Con buona pace anche dell’Antitrust, che ha, nei fatti, accettato questa situazione, e dei Partiti Politici, che tanto si riempiono la bocca di libertà di stampa, ma che spesso parlano di cose che non conoscono, e vanno avanti a spot, senza un approfondimento vero. Qualcuno ha mai sentito parlare di un partito che abbia fatto, o che intende fare un convegno, un approfondimento sul settore, che non siano le televisioni? 

Ma anche gli altri DL, quelli che si credono più forti, quelli che cercano di sottomettere la rete di vendita pensando di uscire nel modo migliore da questa vicenda, andranno incontro ad amarissime sorprese!

“Trattare e vendere un prodotto editoriale – quotidiano o rivista che sia – può essere considerato alla stregua della vendita di una scatola di coriandoli o di una qualunque altra merce commercializzabile?”

Allargare l’accesso senza una seria programmazione della rete di vendita, a cosa porterà? Forse non si è ancora capito, che la richiesta da parte di migliaia di esercizi commerciali, in parte pilotata, di avere anche i giornali e le riviste, porterà sì a moltiplicare i punti di accesso, ma anche a ridurre drasticamente le reali opportunità di trovare tutto quello che oggi, invece, le edicole garantiscono. E’ questa la professionalità alla quale si mira?

Trattare e vendere un prodotto editoriale – quotidiano o rivista che sia – può essere considerato alla stregua della vendita di una scatola di coriandoli o di una qualunque altra merce commercializzabile?

E’ forse fulgido esempio di professionalità quello dei giornali e riviste sparsi nei supermercati, trasformati ormai più in sale lettura che in punti vendita?

I bar, che su ogni tavolo hanno un pezzo di un giornale, sono professionali?

Ormai solo un cieco, o un soggetto in malafede, non capisce che in un mercato in crisi, non solo per la crisi generale, ma anche per propri demeriti, visto il livello di investimento in nuove pubblicazioni, che in questi ultimi anni è diminuito drasticamente (mentre proprio per aggredire la crisi, sarebbe necessario fare di più, investire davvero in nuove testate, e non limitarsi a qualche restyling), le edicole specializzate sono quelle che soffrono di più, e che l’apertura di un nuovo punto anche se fosse marginale nelle vicinanze, non avendo altre merceologie che ne possano attenuare il disagio, lo porteranno alla chiusura, o alla diversificazione, diventando esso stesso un nuovo punto in cui l’editoria, verrà progressivamente, nel migliore dei casi, marginalizzata.

“torno a chiedere al Presidente della Fieg e al Direttore Generale: come si concilieranno tutte queste nuove realtà con il tanto voluto concetto di “professionalità”?”

Allora, torno a chiedere al Presidente della Fieg e al Direttore Generale: come si concilieranno tutte queste nuove realtà con il tanto voluto concetto di “professionalità”?

Ci siamo sentiti dire da qualche compagno di viaggio che siamo un “Sindacato di retroguardia” che vuole difendere bidoni vuoti, e che il futuro è in un settore stravolto rispetto ad oggi, un futuro in cui l’edicola non è quella che abbiamo conosciuto in tutti questi anni, ma un luogo, come avviene in alcuni paesi europei, in cui si trova qualche testata e tanto di altro, in cui a parte un manipolo di edicole professionali che hanno tutto, il resto è un mondo diverso, dove la rivista è una delle merceologie, nemmeno tanto importante. Sì, forse siamo fuori dal mondo, ma per noi resta fondamentale l’obiettivo di cercare di sostenere tutta l’attuale rete di vendita e, con essa, sostenere un sistema editoriale che in Italia ha sempre significato non solo lavoro per decine di migliaia di famiglie, ma libertà vera di stampa, e democrazia. 

Quando c’è una crisi così grave, come quella in atto oggi, logica vorrebbe che si investisse nella rete esistente, nelle edicole che la compongono, per migliorarla evitando di portarla allo stremo, ma questo pare un concetto troppo difficile da capire per qualcuno.

Questa è la cruda fotografia della situazione, della attuale tendenza.

Certo queste poche righe sembrano non incoraggiare la ripresa dell’attività post-feriale e, anzi, magari potrebbero indurre qualcuno a pensare di  accelerare la scelta di abbandonare il settore.

Ma è davvero questa la fine inevitabile?

“se ci arrendiamo al seguire una traccia che altri hanno disegnato, se stiamo dentro un recinto che altri hanno tracciato, allora sì sarà inevitabile la scomparsa dell’intero settore, per come lo conosciamo e per come l’abbiamo conosciuto”

Se ci arrendiamo al seguire una traccia che altri hanno disegnato, se stiamo dentro un recinto che altri hanno tracciato, allora sì sarà inevitabile la scomparsa dell’intero settore, per come lo conosciamo e per come l’abbiamo conosciuto.

Ma io sono convinto, invece, che noi siamo diversi da così; per noi restano sempre vivi ed attuali due obiettivi: una seria programmazione della rete di vendita dedicata  e il rinnovo dell’Accordo Nazionale.  Non ci sono né ci saranno alternative o scorciatoie.

Abbiamo ripetutamente, e con forza, chiesto al Governo di inserirci tra i settori di rilevanza costituzionale (in altra parte del giornale si trova l’ultimo documento inviato al Sottosegretario, dove si leggono bene le motivazioni delle nostre richieste, senza doverle riportare qui); ma fino ad oggi nulla di concreto è stato fatto. Allora, il Governo deve sapere che, se verremo inseriti nel normale commercio, non potrà più chiederci di garantire la parità di trattamento, né, tanto meno, la certificazione delle vendite. A quel punto, anzi – visto che la vendita di giornali e periodici sarebbe considerata alla stregua della vendita di una scatola di coriandoli – sarà legittimo chiedere al Governo stesso di rendere conto ai cittadini a quale titolo sia lecito finanziare con soldi pubblici il settore dell’editoria se questo rimane predominio di pochi.

Del pari, sul fronte contrattuale non potranno più esserci reticenze. Bisognerà che ognuno esponga, con chiarezza, quello che vuole dal futuro; noi lo stiamo scrivendo quel che chiediamo e vorremmo che tutti lo facessero, con semplicità e onestà. 

La Fieg vuole una rete professionale?

Sono d’accordo.

A questo punto, però, dobbiamo discutere sul come fare in modo di tenere in piedi questa rete professionale.

Con il prezzo delle testate che tende a diminuire in continuazione? Con gli abbinamenti a costo zero?

Quando si vorrà discutere davvero dei problemi reali della rete, forse si arriverà anche a comprendere nel profondo il senso delle richieste economiche del Sinagi: si capirà meglio il perché della richiesta di incremento degli aggi, del perché si chiede un prezzo minimo su cui calcolare l’aggio, o l’aggio su entrambe le testate negli abbinamenti.  La domanda di “professionalità”, allora, non potrà essere disgiunta dalla garanzia di un riconoscimento, in favore della rete dedicata, di opportunità economiche che consentano di reggere i costi di un’attività e delle persone che la gestiscono; allora sì che si potrà leggere il bar-code in fase di vendita, inviare il dato al server centrale, essere rete professionale dedicata alla vendita di giornali e riviste e ai servizi che la futura informatizzazione porterà con sé.

Se non si tiene in equilibrio e non si garantisce un reddito adeguato, con quale coraggio si può chiedere a un Rivenditore di rispettare determinati orari di apertura o di rinunciare ad avere in edicola altre mille piccole merceologie? 

E, del resto, non sono forse i Distributori Nazionali e quelli locali che stanno già proponendo alle edicole prodotti che nulla hanno a che vedere con l’editoria?

Su questo la Fieg non ha nulla da dire? Condivide questa politica o chiede e cerca “professionalità”? 

Ce lo faccia sapere Presidente!

Non è provocazione, la mia, ma mi interesserebbe sapere quante trattative contemporaneamente dobbiamo portare avanti e quando cominceremo a mettere, invece, qualche punto fermo sul cammino del rinnovo dell’Accordo.

Dicevo prima, che non abbiamo davanti a noi molto tempo.

Qualcuno, e parlo sempre di compagni di viaggio, ritiene che la nostra categoria non sia in grado di sostenere uno scontro vero, che gli edicolanti sono troppo chiusi nel proprio negozio, e in sé stessi; e che di questo, non si è nemmeno mai discusso apertamente.

Noi, invece, lo vogliamo fare: vogliamo parlarne alla luce del sole; vogliamo ribadire con fermezza che questa categoria è in grado di fare molte cose: dal non usare il lettore di codice a barre, a non garantire la parità di trattamento - come avviene nelle GDO -; dal non accettare tutto quello che viene consegnato, allo slittamento del pagamento degli estratti conto; dal compilare le rese secondo propri documenti e proprie decisioni, alla chiusura e apertura della rivendita a secondo degli umori, visto che anche gli orari sono stati liberalizzati.

 

“è bene che si sappia che questa rete è pronta alla protesta, anche nella forma estrema della chiusura; perché sa che oggi in gioco non ci sono caramelle, ma il proprio futuro”

 

E' bene che si sappia che questa rete è pronta alla protesta, anche nella forma estrema della chiusura; perché sa che oggi in gioco non ci sono caramelle, ma il proprio futuro.

 

Si dice che questa rete abbia dimostrato in passato di non essere in grado di fare nulla di tutto questo, e forse è vero, come è vero che, se fosse così, allora le Organizzazioni Sindacali un mea culpa dovrebbero recitarlo, per non essersi fatte capire e non essere riuscite a dare prospettive anche in questo campo. Ma oggi siamo davvero ad un bivio: da una parte la strada in salita, che però mantiene un disegno in cui esistono le edicole e la garanzia della libertà di stampa; dall’altra la strada più facile, che porta alla demolizione del settore come l’abbiamo conosciuto, per imboccare un sentiero in cui non avranno perso solo i Rivenditori, ma anche i distributori locali, e tutti i piccoli editori e, infine, ognuno di noi, come cittadini di un Paese che si crede ancora civile, avrà perso qualcosa di importante.

Ma voglio pensare che non sarà necessario arrivare ad uno scontro frontale, credo che anche la Fieg sia cambiata, che la crisi stia facendo riflettere anche gli editori e non solo noi; che ci sia la necessità di affrontare la fase di vendita con modalità diverse dal passato, sono sicuro che lo hanno ben compreso anche loro e certamente sono consci del fatto che soltanto insieme se ne potrà venir fuori. 

Abbiamo controparti serie e consapevoli, per questo usciremo dal  tunnel.

Per questo siamo ottimisti, per tutto questo continueremo sulla nostra strada, perché sappiamo che i Rivenditori ci sosterranno, e perché sappiamo che non saremo soli.

 

 

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