EDITORIALE

Lettera aperta  al Presidente DELLA Federazione Italiana Editori

la rete di vendita sta veleggiando in un mare in tempesta

di Giuseppe Marchica

 

Gentile Dott. Giulio Anselmi,

Che il settore in cui operiamo stia attraversando un periodo di grande difficoltà, che va ben oltre le cause congiunturali, credo sia un fatto acquisito da tutti.

Che da tempo negli incontri tra le delegazioni editoriali e quelle sindacali vi sia questa consapevolezza, che complica qualsiasi trattativa, è un fatto altrettanto conclamato.

Negli ultimi mesi, sembra però essersi avviato il confronto, che dovrebbe rinnovare l’accordo nazionale, e dare un po’ di stabilità e di prospettive all’intero settore.

“resto sconcertato da una serie di elementi, che invece di semplificare il dialogo, lo rendono difficile, e soprattutto, lasciano intravedere vecchi metodi”

Devo dire però, che resto sconcertato di fronte ad una serie di elementi, che invece di semplificare il dialogo, lo rendono difficile, e soprattutto, lasciano intravedere il riproporsi di vecchi metodi, che ci sembravano ormai da messi in soffitta, e superati dal nuovo gruppo dirigente.

“sicuramente il progetto di informatizzazione è andato avanti, ma perché non vi è stato il costante nostro coinvolgimento?”

Siamo partiti quasi un anno fa, dall’informatizzazione, abbiamo condiviso un progetto che era tutto da costruire, abbiamo chiesto e ottenuto che ci fosse trasparenza lungo il percorso, poi il tutto si è tradotto, al momento, ad un paio di incontri, da cui non è emerso ancora nulla di concreto. Sicuramente il progetto è andato avanti, ma ci chiediamo, perché non vi à stato il costante nostro coinvolgimento, nonostante avessimo messo a disposizione persone disponibili e di sicura competenza per approfondire il software e le modalità operative per i Rivenditori? Forse la Federazione ha cambiato idea e pensa ad un percorso proprio, in cui i Sindacati e i Rivenditori sono un semplice braccio operativo?

Non credo che questa strada porti a risultati apprezzabili per qualcuno.

“a settembre, sembrava di andare verso una ricomposizione di delegazioni, poi a distanza di pochi giorni, si sente dire che forse sono stati sottoscritti accordi con Associazioni dei Distributori Locali in merito alla resa certificata”

Sugli aspetti più squisitamente contrattuali, fino a luglio, sembrava di leggere uno scenario in cui la trattativa era riservata a Fieg e OOSS dei Rivenditori da una parte e Fieg e Distribuzione locale dall’altra, nonostante le nostre perplessità sul fatto di non avere al tavolo Distributori Nazionali e Distributori Locali. In Settembre, ci è parso di cogliere una rivalutazione di questa situazione, e una riflessione che portava alla ricomposizione di delegazioni che rappresentassero l’intero comparto, poi a distanza di pochi giorni, ci si dice che intanto sono stati sottoscritti accordi con Associazioni dei Distributori Locali in merito alla resa certificata.

Si mette prima sul tavolo un’offerta di conto deposito dal quindicinale in su, e a distanza di un paio di settimane, diventa una proposta che non riguarda più tutte le testate ma solo quelle cosiddette basso-vendenti.

“abbiamo cercato di far comprendere che il primo atto da fare, era quello di mettere in sicurezza una rete di vendita allo stremo”

Abbiamo cercato senza riuscirci, di far comprendere che il primo atto da fare, era ed è quello di mettere in sicurezza una rete di vendita allo stremo, una rete che ogni giorno vede chiudere edicole esclusive, quelle stesse che tutti invocano come fondamentali nella diffusione dell’editoria, e poi si propone di sottoscrivere subito accordi per abbonamenti attraverso il canale edicola con aggi del 10%, perché questa è “una opportunità da cogliere”, senza tenere conto che se questo progetto, non è sostenuto da una serie di ancore, di accordi su altre voci, rischia di diventare un boomerang per l’intera rete di vendita e alla fine per tutta la filiera.

“si vuole portare l’abbonamento in edicola, ma non può diventare un modo per ritoccare gli aggi al ribasso, quando per mettere in sicurezza le edicole, occorre esattamente il contrario”

Si vuole portare l’abbonamento in edicola, con la professionalità dell’edicola, al costo dell’abbonamento postale? Va bene, può davvero essere una nuova opportunità, ma, ripeto, non può diventare un sistema per ritoccare gli aggi al ribasso, quando per mettere in sicurezza le edicole, occorre fare esattamente il contrario.

Si dice che i costi devono essere compatibili, ma in che senso? I quotidiani da sempre, fanno abbonamenti i cui sconti sono sostanzialmente entro valori del 20/30%, i periodici con campagne anche aggressive, arrivano a sconti dell’80%.

Se sui primi, possiamo capire che ogni punto percentuale sposta degli equilibri, tenendo presente che in diverse città, diversi quotidiani stanno sperimentando abbonamenti in edicola, senza variare gli sconti per i Rivenditori, con risultati soddisfacenti per tutti, sui secondi questo non lo capiamo proprio, se una rivista proponesse l’80% attraverso posta e in alternativa il 70% in edicola, credo che la stramaggioranza dei casi non avrebbe alcun dubbio, e allora perché penalizzare il Rivenditore già in crisi, chiedendo riduzione degli aggi?

Non pensate che mantenendo le percentuali, il primo collaboratore alla promozione degli abbonamenti sarebbe proprio il Rivenditore?

E le compatibilità, valgono solo per il mondo editoriale, o anche per i punti vendita?

Mi chiedo perché guardare sempre il problema da una ottica soltanto e mai nel suo complesso.

“credo sia arrivato il momento di parlarci davvero, di mettere da parte quello che non serve, e di assumerci tutti la responsabilità di fare un nuovo accordo, di rifarlo da capo, perché i tempi questo ci impongono”

Gentile Dott. Anselmi,

Credo sia arrivato il momento di parlarci davvero, di mettere da parte quello che non serve, e di assumerci tutti la responsabilità di fare un nuovo accordo, di rifarlo da capo, perché i tempi questo ci impongono, perché di questo c’è bisogno.

Noi in queste settimane, stiamo incontrando autorità del Governo e di tutti i partiti, tra questi l’Onorevole Walter Veltroni che mi perdonerà se cito una sua considerazione, che è la seguente:    “ si vuole cancellare le edicole? Allora facciamo una legge e le chiudiamo, ma è questo che si vuole? Non credo, allora bisogna lavorare seriamente perché questo patrimonio venga sostenuto in tutti i modi”.

Non le suona strano Presidente Anselmi che un politico definisca la rete di vendita, un patrimonio, e dentro la filiera, non si faccia nulla per evitare la scomparsa continua di rivendite, e anzi si favorisca anche attivamente questo processo? Se vuole esempi, ne possiamo fare moltissimi.

“per il rinnovo dell’accordo i tempi sono più che maturi, perché la rete di vendita sta veleggiando in un mare in tempesta”

Ecco, il rinnovo dell’Accordo per noi ha questa valenza, quella di dare una prospettiva ad una categoria, e i tempi sono più che maturi, perché la rete di vendita sta veleggiando in un mare in tempesta, ed ha assoluto bisogno di un faro e di un porto, per ritrovare la serenità necessaria.

Questo ci si chiede, questo dobbiamo assolutamente trovare il modo di dare.

 

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