EDITORIALE

 

COME LA TELA DEL RAGNO
Il nostro lavoro è come la tela del ragno, il SINAGI ha cominciato da tempo a tessere quella tela


di Giuseppe Marchica 

 

In questi mesi di apparente silenzio, si è lavorato forse anche più di altri momenti, in cui le giornate erano visibilmente piene.
Avevamo un quadro di riferimento strano, un Governo che stava portando via le proprie cose dalle scrivanie, e un altro che iniziava ad occupare le sedie e gli uffici di competenza.
Eppure, dopo gli esiti elettorali che ci hanno consegnato un paese quasi ingovernabile, se non con delle alleanze particolari o improbabili, (non sta a noi in questa sede esprimere giudizi in merito),  ci siamo messi immediatamente in movimento, ed abbiamo avviato i contatti con tutti i partiti, per arrivare là dove il precedente Sottosegretario era giunto.
Devo dire, che a differenza del passato, le porte si sono aperte più facilmente, merito della nostra fermezza, e forse dalla voglia di qualche partito, di ricominciare a tessere migliori rapporti coi territori,e con chi rappresenta tanta parte del vivere quotidiano.
Abbiamo portato all’attenzione di tutti il nostro progetto, e ce ne hanno riconosciuto il valore.
Ma non basta, abbiamo assoluta necessità di appoggi, perché il progetto diventi realtà, e in fretta. 
Due sono le questioni, da una parte il ROC, dall’altra l’Accordo Nazionale.
Il ROC, significa far parte di una filiera che non è commercio, ma servizio pubblico, significa che l’edicolante sceglie se esserlo o no, se entrarci o no, significa essere la spina dorsale del sistema editoria, quella che certifica le vendite, che utilizza il sistema di collegamento in rete, al cui interno ci sono servizi ad alto valore aggiunto.
Il Roc, di cui supermercati e venditori improvvisati, non possono far parte e, di conseguenza, non possono certificare le vendite; quindi, perdono appeal nei confronti del mondo editoriale stesso.
Il ROC, che potrebbe tenere  dentro anche i distributori locali, a cui finalmente verrebbe riconosciuto un ruolo che da molti anni chiedono senza successo.
Mettere in trasparenza il segmento della carta stampata, aiuterebbe anche a cominciare a rendere trasparenti altri settori, a partire dal web, e per questo il comunicato stampa che il SINAGI ha fatto insieme a SLC-CGIL assume un valore di portata straordinaria, perché unifica le problematiche e rende l’inserimento delle edicole nel ROC, non solo un obiettivo del SINAGI, ma anche di SLC, dell’intera CGIL.
Un progetto che risolve in gran parte anche il problema delle liberalizzazioni, che non avrebbero alcun senso in questo quadro. Un passo importante e forse decisivo, per dare quelle tutele di cui si ha bisogno.
Dall’altra parte, ci sta il contratto, gli editori, i distributori nazionali e locali.
Le lamentele editoriali le conosciamo bene, le testate che chiudono a decine, gli esuberi di lavoratori nelle aziende editoriali, a centinaia, forse anche migliaia se si aggiungono ai dipendenti a tempo indeterminato i meno protetti, mi riferisco ai precari, in gran parte giovani, le richieste di prepensionamento e ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali possibili, danno un quadro di riferimento che non semplifica la discussione sulle nostre richieste contrattuali.
Nessuno sa come si uscirà dalla crisi, con quale assetto produttivo, e con quali testate e con quale concorrenza su quale mercato; si sa che ci sono migliaia di edicole chiuse, migliaia di posti di lavoro in discussione tra grafici, cartai, giornalisti, trasportatori dipendenti dei DL,  eccetera, ma non si sa come e quando si uscirà da questo tunnel.
Eppure, si viaggia a vista, niente idee sul futuro, ma nemmeno sul presente, non ci sono progetti, né vecchi, né innovativi, l’unico serio progetto, è il nostro, quello che abbiamo presentato a gennaio a tutti i soggetti, dentro e fuori la filiera dell’editoria.
La soddisfazione di avere fornito a tutti una grossa base di discussione, non allevia la delusione per  il nulla che si ha attorno. Non voglio parlare degli altri sindacati degli edicolanti, (bisognerebbe fare troppe distinzioni e analisi, e questa non è la sede per farle), ma degli altri segmenti  della filiera.
Molti DL, sono da tempo consapevoli che non è martoriando i rivenditori che si salveranno, altri forse lo stanno capendo adesso, e purtroppo con alcune eccezioni, hanno aperto un dialogo positivo e produttivo con la rete di vendita e con chi la rappresenta; ma sia loro, sia il complesso mondo editoriale, (anch’esso oggi maggiormente disponibile al dialogo), non hanno però grandi progetti unificanti per il settore e per la filiera.
Da una parte si registrano bilanci delle aziende editoriali in costante passivo, chiusure di testate, casse integrazioni, esuberi, proventi pubblicitari in pesante calo, una crisi economica che non accenna a finire, e dall’altra, edicole che chiudono, aumenti di aggio che chiediamo e di cui abbiamo assolutamente bisogno.
Da tutto questo e da queste contraddizioni, come se ne esce?
Un nuovo accordo si farà,  disdetta o no, l’accordo sarà fortemente diverso dall’attuale,  non voglio usare termini altisonanti, ma sarà del tutto innovativo con nuove regole e con nuove modalità operative nei rapporti di filiera.
L’attuale accordo, non può che essere il punto di partenza, le regole in esso contenute, alcune di esse almeno, le aperture, le chiusure, gli orari, il lavoro dedicato in grande o buona parte al prodotto editoriale, ha un valore? E se ha un valore chi lo decide quale è questo valore?
Il lavoro che svolge l’edicolante su un giornale, è uguale a quello svolto nel supermercato?
L’assistenza che ogni giorno un edicolante dà ai propri clienti, è confrontabile con chi vende qualche testata ogni tanto o con la stessa  GDO?
Quello che un Rivenditore mette in campo tutti i giorni, non ha paragoni con nessun altro nella filiera.
Questo lavoro, questa professionalità, è un valore aggiunto?
E se lo è, non è opportuno che si investa, riversando soldi aggiuntivi su questa rete?
Quindi, la trattativa può partire da qua, dal riconoscimento anche economico della professionalità della rete di vendita, in questo senso l’operazione abbonamenti della Mondadori  può essere uno degli strumenti,  ma non il solo ovviamente.
Noi non possiamo rinunciare a nessuna delle richieste avanzate, né a quelle normative, né a quelle economiche, e siccome da qualche parte si deve iniziare, partiamo da qui, dal conto deposito esteso, dai piani di vendita corretti, dall’informatizzazione, dalla retribuzione della professionalità che si mette in campo; partiamo da qui, ma cominciamo a dare risposte ad una rete di vendita esausta, cominciamo a dare il senso, che esiste in tutti la volontà di dare prospettive.
Il nostro lavoro, è come la tela del ragno, e il Sinagi, per quello che è nelle sue possibilità, ha cominciato da tempo a tessere quella tela, con pazienza, ma con l’obiettivo di completarla in un accordo nuovo, che dia finalmente risposte positive, che sono necessarie.

 

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