EDITORIALE
ANDIAMO OLTRE
Il percorso di un lunghissimo anno
di Giuseppe Marchica
Abbiamo cercato, in tutto questo ultimo lunghissimo anno, di tentare di costruire un percorso che ci portasse a rinnovare un Accordo nazionale, giudicato ormai da tutti superato, obsoleto, da rifare di sana pianta, e per fare ciò, la strada è obbligata, e cioè aprire le trattative, mantenendo fermo l’esistente, fino a quando ci sarà il nuovo, per evitare salti nel buio, e per evitare, come invece in tanti ci hanno chiesto, dando disdetta di quell’accordo, di trovarci in balia di altri soggetti.
Alcuni sindacati, la disdetta l’hanno anche data.
Noi no.
Proprio noi, che fino a non molto tempo fa, eravamo gli unici ad affermare la necessità di un atto politico forte come quello della disdetta.
La disdetta volevamo darla, per “svoltare”, per dare un segnale alle nostre controparti, della necessità di un accordo del tutto diverso.

Già, un segnale alla controparte.
A parte le Sentenze, e le Ordinanze, di cui diamo notizia in altre pagine,  che fanno giustizia dei soldi sottratti indebitamente ai Rivenditori, e che, nel dare ragione agli edicolanti, si basano proprio sull’esistenza di quell’accordo, il punto sta proprio qui, sulle controparti, o presunte tali.
Ma quali controparti?
I Distributori locali?
Se si fa eccezione per l’Anadis, che non ha mai rifiutato il confronto, anzi lo ha anche sollecitato, convinta come noi, della necessità del dialogo per cercare di affrontare insieme la crisi sempre più pesante, e se si fa eccezione per alcuni Distributori Locali, che per proprie caratteristiche, sono aperti al confronto sereno e leale, per il resto è un grosso problema.
Ormai la fase dell’uno che mangia l’altro, non ha più limiti, un DL, per sopravvivere, cerca di prendersi l’area di distribuzione di un altro, muove più fatturato, così copre meglio i propri costi. Così pensano, ma poi si ricomincia, il fatturato cala, i costi aumentano, e quindi la necessità di nuove aree di distribuzione. Forse, varrebbe la pena di affrontare il problema da altre angolazioni.
Noi non possiamo stare a guardare ed accettare le loro scelte. Un DL vuole andarsene? Un altro DL, vuole entrare in un’altra piazza, sostituendosi a chi in quella piazza c’è, magari da cinquant’anni?  

 

Noi vogliamo essere consultati, vogliamo discutere e dire la nostra. Non accetteremo che si sacrifichino Distributori, per salvarne altri, vogliamo dire la nostra, gli edicolanti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni e preferenze, e se non sarà così, si sappia, che dovunque potremo, ci metteremo di traverso, nei modi sindacalmente più pesanti che si conoscano,  ma vogliamo dire la nostra, ed essere consultati, ed andare in assemblea coi Rivenditori di quelle piazze.
Si diceva delle controparti.
I Distributori Nazionali?
Anche qui c’è una forte riduzione nel numero, e anche loro stanno capendo, non tutti purtroppo, che il rapporto con la rete di vendita, è presupposto necessario per affrontare il mercato, e i suoi risvolti.
Ma, tra loro, ci sono ancora troppe paure, troppi timori ad uscire allo scoperto, e quando prenderanno finalmente il coraggio a due mani, non sarà mai tanto presto, sperando che non sia troppo tardi.
Sul fronte Editori, speravamo nell’Uspi, ma dopo un avvio di dialogo molto promettente, e interessante, purtroppo ci si è arenati.
Ci auguriamo che questo confronto riparta rapidamente, noi ci siamo, come c’eravamo un anno fa, l’Uspi è una Associazione molto importante, e a cui va dato il giusto rilievo.
La Fieg?
Abbiamo fatto tre giorni di presidio davanti alla sede romana della Fieg, e il terzo giorno, si è tenuto il loro Comitato di Presidenza, e quando i rappresentanti dei maggiori editori ci hanno visto lì, ci hanno guardato stupiti, sembravano non capire, gli abbiamo consegnato i volantini illustrativi delle ragioni della nostra presenza, ma continuavano a non capire cosa stava succedendo, e sembravano del tutto disorientati.
Sono queste le controparti?
Una Fieg che continua a dire che sta per convocare il tavolo, e poi non lo fa? Che si fa sbeffeggiare dai Giudici che affermano che il rapporto contrattuale è tra loro e noi, e non “vedetevela coi DL”, come hanno scritto? O la controparte sono i grandi editori, che ci guardano stupiti senza capire, ma soprattutto non capendo che loro e le loro testate, senza di noi non ce la faranno mai, lo so, è reciproco, ma noi ne siamo consapevoli, loro no.

Grandi Editori che vivono in un limbo, tutto loro, presi dalla ricerca da un lato, di qualche copia in più da vendere, magari regalando abbonamenti, o mettendo prezzi di copertina a 0,50 euro, tanto gli edicolanti sono lì, pronti a lavorare gratis, e dall’altro lato, soprattutto da quello dei quotidiani, presi dal bisogno di recuperare margini economici, aumentando il prezzo di copertina, Grandi Editori che vivono in un limbo da cui cadranno, facendosi probabilmente molto male, come sta succedendo a chi è costretto a chiudere.

I politici parlano di crisi, di autunno caldo, di sacrifici.
Gli editori battono cassa, meno vendono e più chiedono soldi.

Il Governo qualcosa concederà, ma è ridicolo un Paese in cui si danno soldi ad un editore per aiutarlo a pubblicare delle idee, e poi non fare arrivare quelle idee ai cittadini, perché chiudono le edicole, e quelle che vorrebbero continuare, perché hanno altre attività, vengono chiuse dai DL, perché antieconomiche, nel silenzio e con la complicità di molti, a partire dalla Fieg.
Ci sono comuni piccoli, frazioni di molte città, che non hanno più l’edicola, e loro parlano del diritto di informazione?
Questo settore è vecchio, non per quello che produce, che avrebbe un futuro luminoso, ma per come è gestito, per come sono i rapporti nella filiera e fuori.
Abbiamo proposto il ROC.
Sono tutti contrari, anche se non lo dicono. Perché?
Forse perché si metterebbe in chiaro l’intero sistema?
Perché i numeri sarebbero certificati dalle edicole, quindi certi? Perchè cancellerebbe con un colpo di spugna l’opacità che regna incontrastato da decenni?
Perché finalmente si saprebbe a chi, come, quanto e perché si danno soldi pubblici, quindi nostri?
 

Domande, tante domande senza risposta, sapendo che sono tutti contro il nostro ingresso nel ROC, e contro la trasparenza conseguente.
Eppure la crisi dovrebbe spingerci tutti in ben altre direzioni, e allora usciamo dal cerchio senza fine, le cui conseguenze sono il disastro per tutti.
Noi siamo disponibili.
Mettiamo sul tavolo la professionalità dei Rivenditori, i loro orari, le loro capacità di trattare un prodotto particolare, l’agibilità della rete, mettiamo tutto questo sul tavolo, ma in cambio bisogna metterci dei soldi.
Il vecchio scambio, che diventa il nuovo.
E se la Fieg non ha questo coraggio di sedersi e discutere, noi siamo disponibili a discuterne con chiunque voglia guardare oltre la crisi, con chiunque voglia uscire dal cerchio maledetto in cui ogni giorno si perdono perché chiudono, tanti editori distributori, e soprattutto edicole.
Siamo disponibili al confronto con chiunque voglia alzare lo sguardo al di sopra del naso, e abbia il coraggio di dire basta, e cominciare a costruire.
E dire discutere, vuol dire anche fare accordi.
Questa è la strada, il resto è filosofia che porta al deserto.

Siamo ormai a settembre, dire che non c’è più tempo, vuol dire essere banali, ma bisogna fare assolutamente qualcosa, perché senza edicole, muore l’editoria, qualcuno andrà sul web, ma è un’altra cosa, l’editoria è un’altra cosa, il web è un palliativo per allungare l’agonia di qualcuno e trovare qualche incentivo per aiutare le aziende in crisi, con ammortizzatori sociali, ma dove sono più avanti di noi, gli USA ad esempio, dal web, stanno tornando indietro, e di corsa.
Fieg, Uspi, DN, DL, singoli editori, singoli distributori,  a Voi ci rivolgiamo, e a chiunque abbia il coraggio di iniziare una nuova strada, un nuovo confronto, a chi vuole davvero trovare soluzioni, per rompere un cerchio maledetto, ed andare oltre.
Noi ci siamo.
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