EDITORIALE

AL PRESIDENTE DELLA FIEG, DOTT. ANSELMI
Con la speranza che, per la prima volta, risponda

di Giuseppe Marchica

 

Egregio Dottor Anselmi,
non vuole essere il solito modo di rivolgersi a qualcuno, perché tutti gli altri leggano, ma vuole essere un atto di accusa pubblico nei confronti della Organizzazione che Lei presiede.

Non è la prima volta che Le scrivo ma spero che, per la prima volta, Lei mi risponda.
Tra l’altro, non vi è mai stata la possibilità di incontrarci. Forse perché non ha sentito la necessità, dopo il suo insediamento, di convocare le parti sociali per avere con loro almeno uno scambio di idee e di opinioni sulla filiera. Evidentemente non lo ha ritenuto utile.
Personalmente ritengo sia stato un errore gravissimo, ma non essendo mia abitudine entrare nelle scelte altrui, tantomeno del Presidente di una Associazione come la Fieg, ne ho preso atto, seppur con rammarico, e me ne sono fatto una ragione.

Devo anche dire, in qualità di responsabile di una Organizzazione Sindacale degli edicolanti, che quello che non è possibile accettare, è la scelta fatta dalla Sua Organizzazione di abbandonare la rete di vendita, di dimenticare che esiste un accordo da rinnovare, di non volere nemmeno far rispettare l’accordo in vigore, se non per le parti che fanno comodo al singolo editore.

Rinnovare gli accordi, discutere, confrontarsi, non sono elementi opzionali nei rapporti sociali ma sono un preciso dovere per tutti, anche, se non soprattutto, in quei settori che chiedono e prendono finanziamenti pubblici. Questi ultimi, lo ricordo a tutti noi, sono soldi dei cittadini, quindi anche di quegli edicolanti con i quali non volete avere alcun rapporto, che non conoscete nemmeno e che non vi interessano nemmeno più. Così almeno appare oggi, visto che da un anno, nonostante gli impegni assunti a parole, non vengono fissati incontri tra la Fieg e le Organizzazioni sindacali degli edicolanti.
Ricordo anche che i finanziamenti pubblici sono elargiti allo scopo di incentivare e diffondere la cultura e l’informazione, ma il favorire la continua chiusura delle edicole, impedisce nei fatti quella diffusione e quindi i fondi pubblici servono solo a ripianare bilanci, o parte di essi, ma non a far crescere la Comunità. Evidentemente, per quello che ci riguarda, non possiamo avallare una simile impostazione e perciò ci sentiamo di mettere in discussione il sistema del finanziamento pubblico all’editoria.

Egregio Dottor Anselmi,
l’Organizzazione che mi onoro di dirigere, nel mese di luglio, ha effettuato tre giorni di presidio, davanti alla sede romana della Fieg. Un presidio politico, “leggero”, con presenza dei soli gruppi dirigenti dei vari livelli in cui è strutturato il Sinagi. Un presidio che voleva essere un segnale preciso, un invito a riprendere un dialogo che non avete colto, non avete voluto cogliere, proprio perché non avete probabilmente alcun interesse verso la rete di vendita.
In verità, non avete nemmeno sentito il dovere di ricevere una delegazione, al contrario di quanto avviene normalmente in tutti i casi analoghi.
Torneremo davanti alla vostra sede, magari con presenze e con modalità diverse, e forse non ci incontrerete lo stesso. Ce ne faremo nuovamente una ragione.
Personalmente temo che nella sua Organizzazione, non ci sia piena consapevolezza del disastro che state creando non solo agli edicolanti ma, certamente, a tutta la filiera e, quindi, anche a quegli editori che rappresentate.

In ogni settore merceologico, il produttore tiene in grande considerazione la propria rete di vendita, perché sa che se la rete non vende, lui non può produrre, ed il ciclo si ferma lì, e muore.
In ogni settore merceologico, ma non nella filiera editoriale, dove tra l’altro arrivano, come detto, anche soldi pubblici. In questo settore la rete di vendita è vista come una appendice più o meno utile e se invece di una persona, uomo o donna, ci fosse un robot, forse, per voi sarebbe la stessa cosa, se non meglio.
Forse non ci si rende conto che, senza le edicole e senza la professionalità degli edicolanti che state continuamente mortificando, la crisi del settore non finirà mai.
Ogni edicola che chiude si porta via copie vendute, che nemmeno con i vostri abbonamenti regalati riuscirete a recuperare, e che nemmeno la corsa al web potrà attenuare.
E con le copie perse perderete altri investitori pubblicitari e, quindi, risorse economiche che provocheranno ulteriori perdite, con rami che diventeranno ancor più secchi e da tagliare, ed i finanziamenti pubblici non sono e non saranno in grado di coprire in alcun modo questo sfascio.
E con i tagli, chiuderanno altri distributori locali, perché bisognerà sempre più razionalizzare, e con la loro riduzione, avremo altri tagli di edicole, e così via.
Noi eravamo convinti che gli editori pubblicassero una testata per arrivare alla gente, a tutta la gente, e invece sembra che si pubblichi qualcosa solo per stamparla, e poi vederla morire, magari al macero che così si risparmia anche sui costi logistici.
Oggi, tutti investono sul web, è il futuro si dice, ma senza la carta il web non esiste, senza una copia in edicola quella testata nel web sarà una delle decine di migliaia, senza alcuna radice, che pochi vedranno “navigando” superficialmente.

Non ci opponiamo al futuro. Pensiamo che la corsa all’oro abbia arricchito tanta gente, ma sono molti di più, quelli che l’oro non l’hanno mai trovato. L’oro del web è ancora più difficile da trovare se non c’è alla base un progetto.
L’impressione forte che abbiamo, è che il mondo editoriale abbia abdicato al proprio ruolo, che si sia forse perso in un mondo che crede nuovo e in fase di costruzione ma che invece è vecchio, superato e senza via d’uscita.

Forse si penserà che in questa lettera ci sia rassegnazione di fronte a fatti ormai ritenuti ineluttabili ma non è così. Nessuna rassegnazione. C’è rabbia perché si potrebbe fare tantissimo per dare un senso alla filiera, per salvare le edicole, i distributori e gli editori; invece la parte editoriale ha voluto prendere una strada diversa, autoreferenziale, in cui l’unico progetto messo sul tavolo è quello di defraudare gli edicolanti di una parte del proprio corrispettivo sugli abbonamenti, pensando, come Lei ha avuto modo di dichiarare, che dimezzando gli aggi ci si avvicina all’Europa quando, in realtà, ci si precipita verso il terzo mondo. La vostra volontà di non avere un confronto vero, un dialogo vero, porta a distruggere un patrimonio culturale, tutto italiano, rappresentato da una rete di vendita capillare e professionale che nessun altro paese può vantare e di questo ne avete la piena responsabilità. 
Viviamo in un settore opaco, dove nulla è trasparente, dove i dati di vendita sono diversi a seconda da che parte si guardano, dove gli omaggi o le vendite in blocco gonfiano quei dati, dove le copie dei quotidiani per le scuole sono diventati pacchi di giornali utili a tutto tranne che allo scopo della lettura nelle classi.
Un settore che usa, o meglio, sfrutta i Rivenditori per veicolare le campagna degli abbonamenti con sconti del 70/80%, senza tenere conto del danno che fa all’edicolante, sia di immagine che economico, che chiede professionalità in cambio di nulla, come fosse un diritto divino.
Vede, Dottor Anselmi, se una filiera ha un rapporto reciproco di rispetto e di collaborazione tutto può essere affrontato, soprattutto in periodi di crisi; invece, quando questo rapporto viene a mancare, e voi siete gli unici responsabili dell’attuale disastro, allora tutto viene rimesso in discussione.
Ed è quello che faremo. Rimetteremo in discussione tutto, a partire dalle agevolazioni pubbliche.
La vostra rinuncia ad essere soggetto contrattuale porterà gli edicolanti professionali a cambiare, a diventare sempre più soggetti, persone, che svolgono una attività economica “multi-prodotto”, marginalizzando sempre più il prodotto editoriale; ma, forse, è proprio questo che volete. E allora non meravigliatevi se gli Edicolanti rispediranno indietro ciò che non serve loro. Gli spazi all’interno delle loro attività devono essere dedicati a ciò che rende economica l’attività stessa e non a ciò che viene loro fornito al solo scopo, spesso, di drenare le loro risorse finanziarie.
Noi, comunque, per nostro modo di operare e per nostra scelta, siamo sempre a disposizione di chiunque voglia aprire un confronto serio.
Nel salutarla, ci auguriamo che queste poche righe, possano aiutare a far riflettere tutti sulla necessità di avviare finalmente un dialogo e un confronto vero sui problemi, per tentare di risolverli, e di alleggerire una crisi la cui fine non si intravede.

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