EDITORIALE

 

FORSE, UN NUOVO CLIMA

 

Il presidio ci ha dato la speranza che qualcosa si possa cambiare davvero

 

 

di Giuseppe Marchica

 

 

 

Qualcuno dice che la liberalizzazione è già in atto, perché un certo numero di supermercati i giornali li hanno, e perché molti bar li mettono in lettura ai clienti.

Intanto, vorrei si capisse che liberalizzazione vera significa che ogni singolo editore va dove vuole. Significa che i quotidiani sono liberi di andare dove vogliono, e cioè in tutti i posti possibili, bar, tabaccai, eccetera, invadere le strade di strilloni, mettere cassette a monete ovunque, con dentro il proprio titolo, come avviene in molti altri paesi, sia in Europa sia Oltreoceano.

 

E se anche solo i quotidiani andassero per questa strada, vorrebbe dire la fine di TUTTE le edicole, e con esse degli stessi editori, ma di questo non se ne rendono conto.

I periodici, andrebbero in tutti i supermercati, e in altre grandi e medie strutture, tenendo solo qualche edicola specializzata, come avviene in tanti paesi d'Europa.

E di supermercati che possono aprire ai giornali, ce ne sono molte migliaia, e le loro intenzioni sono evidenti, visto come si stanno muovendo in Emilia, in Toscana, nel Lazio eccetera.

Queste due situazioni porterebbero alla totale scomparsa delle edicole. Senza contare che in quelle situazioni l'aggio lo deciderebbe l'editore, attraverso il distributore locale, per ogni singolo punto vendita, ovviamente in discesa rispetto ad oggi.

E forse questa è una delle ragione per cui, al di là delle crisi dei grandi gruppi editoriali, la Fieg non apre le trattative. Se parte davvero la liberalizzazione, non ha nessuno interesse a parlare e fare accordi con questa rete di vendita.

 

Ma se la rete resta in qualche modo protetta, allora cambia tutto.

Le leggi Europee, hanno imposto la liberalizzazione nel commercio, la Bolkestein su tutte, ma ci sono tutte le possibilità di escludere qualche categoria, la nostra in primis.

Su questo il Sinagi sta lavorando, sull'ottenere di essere escluso dalla liberalizzazioni.

Ci sono voluti decine di incontri con politici, governanti, per ottenere un DDL, (che pubblichiamo per quello che ci riguarda, in altra parte del giornale),  che affermi che il D.Lgs n.170/01 è in vigore, cosa che le sentenze del Consiglio di Stato hanno escluso, anche nell'ultima sentenza di settembre.

Questo DDL, che abbiamo cercato di illustrare col presidio ai politici, e soprattutto ai Parlamentari, per evitare che passino in silenzio modifiche dell’ultimo minuto, ci era sempre stato negato da tutti i governi precedenti. Da febbraio, si è aperta una strada, un dialogo con la politica, inesistente fino a quel momento. Quel DDL va difeso, perché editori e distributori, vogliono ben altro, e cioè, totale libertà di movimento.

 

Al presidio, dopo aver parlato con l'intera Commissione Attività Produttive, ci siamo spinti oltre, e cioè, abbiamo chiesto un ulteriore emendamento, che impegni il Governo, in tempi definiti, ad emanare il Decreto attuativo previsto dalla legge 27 del Governo Monti, che ci porterebbe definitivamente fuori dalla liberalizzazione, e ci sono già due gruppi politici, che presenteranno il testo che abbiamo proposto.

E già stiamo ricominciando a contattare tutti i partiti, perché questo emendamento venga accolto, anche se va contro tutti i poteri forti del mondo dell'editoria.

 

Se saremo esclusi dalla liberalizzazione, si aprirà un versante contrattuale diverso, perché noi saremo la rete di vendita, e perché non si potrà offrire le proprie pubblicazioni al miglior offerente, e cioè a chi si accontenta di aggi ridotti, a partire da tutti i supermercati esistenti.

Poi resta il problema dei giornali dati in lettura nei bar, su cui bisogna fare una attenta valutazione.

Questa è la nostra linea, l’unica che può dare un futuro alla categoria.

 

Se c’è categoria, c’è contratto, senza, c’è il nulla.

 

In questi sei giorni di presidio, abbiamo incontrato tanti Parlamentari, di tutti i gruppi politici, oggi tutti conoscono la nostra situazione e i problemi che abbiamo, sono consapevoli dell’importanza di questa rete di vendita, abbiamo incontrato persone giovani, che sono venute in strada a parlare con noi, a capire. Persone che ci hanno dato il senso di volere riprendere un dialogo con la società, con le categorie, ci è sembrato di vedere qualcosa di nuovo, di voglia di riavvicinarsi alla gente, e di non stare rinchiusi nei loro palazzi del potere.

Questo ci ha dato  la speranza che qualcosa si possa cambiare davvero, anche se la strada è lunga e difficile.

Questo è molto positivo per chi è ogni giorno sulle barricate del proprio lavoro, come lo sono gli edicolanti.

E questo, è il migliore augurio di buone feste che posso fare a tutti.

 

 

 

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