EDITORIALE

 

SPETTABILE EDITORE, SPETTABILE DISTRIBUTORE NAZIONALE, SPETTABILE DISTRIBUTORE LOCALE, CARE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DEI RIVENDITORI, SPETTABILE AUTORITÀ GARANTE, CARO SOTTOSEGRETARIO, CARO EDICOLANTE…

 

 

Qual è la vostra missione, oggi ?

 

 

di Giuseppe Marchica

 

 

Spettabile Editore,

la sua missione, negli anni passati, era quella di pubblicare informazione e cultura ed arrivare alle persone interessate, ai lettori, ovunque si trovassero, attraverso la rete delle edicole sparse sull’intero territorio nazionale.

Parliamo al passato perché quel tempo è davvero passato. Non c’è più.

Lei, caro Editore, raccoglieva pubblicità che serviva a coprire i costi di produzione, tutti o in parte, poi stampava la pubblicazione che inviava attraverso il sistema distributivo fino a 43000 edicole, piccole e grandi, esclusive e non esclusive.

 

“Tanto arrivare in edicola costa quasi nulla e l’edicolante è lì apposta a lavorare per lei e … per la gloria”

 

Oggi, due terzi della distribuzione locale ha chiuso, così come un terzo delle edicole non esistono più. Eppure lei, dopo aver “ucciso” il settore e le aziende della filiera, continua, come se nulla fosse, a cercare pubblicità per coprire i costi di produzione e ad utilizzare la filiera, edicole comprese, come mero canale promozionale per far “vedere” le sue testate e veicolare richieste di abbonamenti, per non dire della scelta di marketing, fine a se stessa, di porre in vendita le pubblicazioni con il sistema del “cut price”; così tanto “cut” che ormai non si contano più le pubblicazioni che hanno il “prezzo promozionale” anche di 50 centesimi. Tanto arrivare in edicola costa quasi nulla e l’edicolante è lì apposta a lavorare per lei e … per la gloria.

Il cambio della legislazione dell’IVA sui gadget e sugli allegati, non l’ha scomposta più di tanto in quanto si è limitato a far pagare i costi all’edicolante, defiscalizzando al 92%  il prezzo di copertina su cui calcolare l’aggio e impoverendo ulteriormente la rete di vendita.

 

“Ma lei caro Editore, sta usando ancora soldi nostri, anche se non è più interessato ad arrivare alle persone, ai lettori, con le sue testate visto che sta favorendo ogni giorno la chiusura di edicole e sta favorendo il fatto che centinaia di piccoli comuni, di frazioni, di località sparse sul territorio nazionale, rimangano senza il servizio che le edicole hanno sempre fornito”

 

Ma lei caro Editore, sta usando ancora soldi nostri, anche se non è più interessato ad arrivare alle persone, ai lettori, con le sue testate visto che sta favorendo ogni giorno la chiusura di edicole e sta favorendo il fatto che centinaia di piccoli comuni, di frazioni, di località sparse sul territorio nazionale, rimangano senza il servizio che le edicole hanno sempre fornito.

Infatti lei, caro Editore, si mette in tasca soldi nostri. E non parliamo solo dei 50 milioni di euro, elargiti come finanziamento pubblico diretto, ma parliamo delle centinaia di milioni di euro che, attraverso l’IVA agevolata e forfetizzata, lei recupera ogni anno. Come li utilizza non lo sappiamo.

 

“Probabilmente investe i NOSTRI SOLDI nella finanza invece che nella produzione; la finanza arricchisce lei, mentre la produzione porterebbe nuovo lavoro, informazione diffusa e, quindi, ricchezza per tutti. E’ questa la sua scelta?”

 

Probabilmente li investe nella finanza invece che nella produzione; la finanza arricchisce lei, mentre la produzione porterebbe nuovo lavoro, informazione diffusa e, quindi, ricchezza per tutti.

E’ questa la sua scelta? Quando lei afferma che è il mercato a decidere se un’edicola o un distributore locale possono sopravvivere, a cosa pensa? Perché se deve essere il mercato a decidere chi deve continuare ad esserci, allora questo concetto deve valere per tutti. Lei compreso.

Quindi, caro Editore, sarà nostro dovere rivolgerci a tutti, dalla Politica al Governo, dalla Corte dei Conti al Parlamento Europeo, perché i nostri soldi (di cittadini prima che di edicolanti), centinaia di milioni di euro, invece di finire nelle sue casse vadano a coprire e migliorare i servizi, togliendo i ticket sanitari per esempio, prendendo atto che lei all’informazione e alla cultura non è più interessato.

 

“Sappia, inoltre, che apriremo da oggi stesso un canale con la Magistratura, con l’ufficio IVA, con l’ufficio delle Entrate, con la Finanza e denunceremo tutte le testate irregolari che arrivano in edicola”

 

Sappia, inoltre, che apriremo da oggi stesso un canale con la Magistratura, con l’ufficio IVA, con l’ufficio delle Entrate, con la Finanza e denunceremo tutte le testate irregolari che arrivano in edicola.

Cosa è una variante di prodotto?

Cosa vuol dire in attesa di registrazione in tribunale?

Cosa vuol dire “non vendibile separatamente da…” se la testata da cui non si può separare, in edicola non viene nemmeno inviata?

Tutto questo è regolare?

Per l’Ufficio IVA e secondo la normativa vigente è regolare?

Non lo sappiamo, altri lo decideranno, ma noi denunceremo apertamente tutte le irregolarità e tutti gli abusi. Inoltre, gli edicolanti sono liberi, da subito, di non tenere in edicola ciò che non è in regola, perché, come lei ben sa, per le leggi dello Stato, i primi a dover rispondere di quello che vendono sono gli Edicolanti; sono loro i primi a pagarne le conseguenze.

 

“L’alternativa a questo caos esiste. Potrebbe esistere se rifacciamo un nuovo accordo nazionale, del tutto diverso dall’attuale, se stabiliamo regole serie, se puliamo il settore dagli abusi di qualcuno che usa la filiera in modo non corretto”

 

L’alternativa a questo caos esiste. Potrebbe esistere se rifacciamo un nuovo accordo nazionale, del tutto diverso dall’attuale, se stabiliamo regole serie, se puliamo il settore dagli abusi di qualcuno che usa la filiera in modo non corretto. L’editoria dovrebbe essere il settore in cui la trasparenza dovrebbe essere il filo conduttore e, invece, è esattamente il contrario, altrimenti non si spiegherebbe il perché “qualcuno” si opponga alla presenza degli edicolanti nel ROC. Ma forse il motivo si capisce benissimo.

 

Spettabile Distributore Nazionale,

si è reso conto che anche la sua “categoria” si è assottigliata? Certo che se ne è reso conto. Se non altro perché lei ora distribuisce le testate che prima venivano distribuite da altri DN ora chiusi o “inglobati” da voi stessi. E sicuramente non è un caso se due dei pochissimi rimasti, sono di diretta emanazione editoriale.

I maliziosi potrebbero pensare che è in corso un’azione di concentrazione della distribuzione dell’informazione nel nostro Paese, ma siccome nessuno ne parla si deve desumere che non sia vero.

Sempre i soliti maliziosi potrebbero pensare che il vero “burattinaio” del sistema sia lei perché qualsiasi altro editore, che non siano i due-tre maggiori gruppi, si deve rivolgere a lei se vogliono raggiungere con il loro prodotto una maggiore profondità di distribuzione, ma siccome nessuno ne parla si deve desumere che non sia vero.

Noi del Sinagi abbiamo ripetutamente chiesto di incontrarvi ma, per colpa di qualcuno, non si riesce ad incontrarvi tutti assieme.

Lei, in gran parte editore, o facente parte di gruppi editoriali, continuerà quindi a stare alla finestra?

 

“Quando chiude un Distributore Locale, la sua principale preoccupazione è quella di recuperare il più possibile i soldi che le deve, anche se a rimetterci sono gli edicolanti”

 

Quando chiude un Distributore Locale, la sua principale preoccupazione è quella di recuperare il più possibile i soldi che le deve, anche se a rimetterci sono gli edicolanti.

Ma cosa aspetta? Ma lei è proprio sicuro che questa politica sia la migliore per la sua azienda?

Non le è ancora venuto il dubbio che sta commettendo errori gravissimi che nel medio-breve periodo pagherà amaramente in termini di rapporti, di mercato e anche di soldi?

Non crede che il modo migliore di salvaguardare la filiera, quindi anche la sua azienda, sia quello di trovarsi e definire regole trasparenti con tutti?

Lei si nasconde, da una parte, dietro una Federazione Editori oggi del tutto latitante e, dall’altra, dietro i Distributori Locali, cercando sempre delle scuse per la sua mancanza di volontà di intervento. Pensa di andare avanti così?

Quanti Distributori Locali dovranno chiudere, lasciandovi parte dei loro problemi economici, per farvi uscire dall’opacità?

Ci rifletta caro Distributore Nazionale, le soluzioni esistono, il nostro timore è che a mancare, siano le vostre volontà.

 

Spettabile Distributore Locale,

non so se si è reso conto di quanti suoi colleghi hanno chiuso o … hanno fatto chiudere.

Quello che sappiamo è che qualcuno di quelli che ha chiuso ha cercato di portarsi via i soldi degli Edicolanti, anche con azioni poco serie, che abbiamo denunciato alla Magistratura.

Caro Distributore Locale, e ci rivolgiamo a quella stragrande maggioranza di Distributori Locali che cercano di fare il proprio lavoro guardando le edicole come partners e non come mucche da mungere oltre ogni limite, in quanto, chi ha questi comportamenti, è una minoranza che non ha rapporti con la propria rete di vendita (e probabilmente non li avrà mai) e nonostante cerchi di sopraffarla non ci riuscirà mai, anche se qualche illuso, pensa, a volte, di averne il controllo.

Si è reso conto, caro Distributore Locale, che è stato messo in condizione di guardarsi intorno per cercare di capire quale dei suoi colleghi sta cercando di “azzannarla” e conquistare il Suo territorio? O di guardare lei stesso quale collega “mangiarsi” per poter sopravvivere?

Ma non funzionano così quei territori selvaggi in cui le jene, devono mangiare i cerbiatti per vivere? Ma noi, non vivevamo in un paese civile, tra persone civili?

 

“Caro Distributore Locale, davvero lei pensa di andare avanti così? E per quanto tempo? Non ritiene sia arrivato il momento di dire basta e di togliersi quel cappio che qualcuno le ha messo intorno al collo?”

 

Caro Distributore Locale, davvero lei pensa di andare avanti così? E per quanto tempo?

Non ritiene sia arrivato il momento di dire basta e di togliersi quel cappio che qualcuno le ha messo intorno al collo?  Non ritiene sia arrivato il momento di trovarsi intorno ad un tavolo, insieme ai suoi colleghi e, perché no, insieme alla rete di vendita, per stabilire nuove regole e un nuovo patto di filiera che costringa il sistema editoriale ad aprire un confronto serio con voi e con la rete di vendita?

Nuove regole che costringano tutti a rientrare in un mondo civile, in cui la sopravvivenza delle aziende è legata più alle regole e alla cooperazione, che alle guerre fratricide e che lasciano solo macerie e miseria.

Caro Distributore Locale, questo è un invito, noi siamo pronti da subito, fate presto, il tempo è scaduto per tutti e, forse, soprattutto per voi.

 

 

Care Organizzazioni Sindacali dei Rivenditori

Innanzitutto, crediamo che l’accordo tra i Sindacati Confederali e la Confindustria, sulla rappresentanza sindacale, sia un punto di riferimento importante, che seppure non sia direttamente applicabile a noi, può essere la base per dare, anche alla nostra categoria, quella trasparenza sulla rappresentatività delle sigle sindacali, che non è più rinviabile.

Sappiamo bene che tra di noi abbiamo opzioni molto diverse, idee diverse e modi di operare diversi.

Vi abbiamo chiesto di dare un segnale forte alle nostre controparti, di ricreare un sindacato unitario, o, comunque, per iniziare, un fronte compatto, da costruire attorno a degli elementi condivisi con un patto di azione, che potrebbe rappresentare l’unico strumento per confrontarsi alla pari con le nostre controparti.

 

“se si vuole costruire questo fronte unitario, non sarà il nome del conduttore a dividerci. Il Sinagi è pronto a fare un passo indietro e, pur essendo probabilmente il Sindacato più rappresentativo, rinuncia sin da subito a quel ruolo perché il nostro interesse è costruire qualcosa che possa meglio tutelare la rete di vendita. Al di sopra di qualsiasi orgoglio o gelosia di organizzazione. La posta in gioco vale molto di più di questo”

 

Certo, non abbiamo ricevuto come risposta dei NO ma solo timide disponibilità e volontà di approfondimenti; da qualche Organizzazione anche in modo convinto, da altre meno.

Pensiamo che questa strada non abbia alternative e, se si vuole costruire questo fronte unitario, non sarà il nome del conduttore a dividerci. Il Sinagi è pronto a fare un passo indietro e, pur essendo probabilmente il Sindacato più rappresentativo, rinuncia sin da subito a quel ruolo perché il nostro interesse è costruire qualcosa che possa meglio tutelare la rete di vendita. Al di sopra di qualsiasi orgoglio o gelosia di organizzazione. La posta in gioco vale molto di più di questo.

 

“Riflettiamo anche su quanto diceva il compianto Vasco Mati, che ci ha lasciati di recente, e cioè che solo un patto di sistema tra edicole e distributori locali può dare una prospettiva al settore e non può esserci nessun patto serio di filiera se i Sindacati non sono uniti”

 

Cari colleghi, riflettiamoci. Riflettiamo anche su quanto diceva il compianto Vasco Mati, che ci ha lasciati di recente, e cioè che solo un patto di sistema tra edicole e distributori locali può dare una prospettiva al settore e non può esserci nessun patto serio di filiera se i Sindacati non sono uniti.

Ribadiamo qui l’invito in quanto anche per noi il tempo di aspettare è finito.

 

 

Spettabile Autorità Garante,

ma lei non ha proprio nulla da dire?

Molte Organizzazioni Sindacali le hanno inviato, da almeno due anni, un mare di segnalazioni e denunce degli abusi a cui quotidianamente sono sottoposti i Rivenditori.

Noi non abbiamo avuto nessuna risposta, nonostante le sollecitazioni.

 

“ma lei non ha proprio nulla da dire?”

 

Non ritiene che sia un preciso dovere del suo alto ufficio, rispondere e intervenire?

Non ritiene che gli abusi di posizione dominante che abbiamo denunciato siano da sanzionare?

Non ritiene importante chiamare ad un confronto tutte le Organizzazioni dei Rivenditori per capire, fino in fondo, cosa sta succedendo e come si può mettere in trasparenza tutta la filiera?

Noi pensiamo di si. Pensiamo sia il momento di farlo, di parlare con noi e di assumersi la responsabilità di intervenire, per esempio, sulla Grande Distribuzione Organizzata perché attua una concorrenza sleale nei confronti delle edicole. Noi pensiamo che la legge dia questi compiti al suo ufficio e se ci sbagliamo, almeno ce lo faccia sapere che non sono compiti che spettano all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Ci rivolgeremo altrove. Crediamo, però, che sia doveroso che a qualcuna delle domande sia data risposta.

 

Caro Sottosegretario,

lei, che così tanto si è impegnato in questo anno e spero abbia avuto la pazienza di leggere quanto fin qui scritto, avrà certamente notato la nostra posizione, espressa sopra, sui finanziamenti all’editoria attraverso i vari sistemi, diretti e indiretti, e il rapporto che i finanziamenti stessi hanno con una rete di vendita diffusa e programmata.

Noi la ringraziamo, perché abbiamo trovato in lei un interlocutore attento e disponibile al confronto costante.

Vogliamo solo richiamare ricordare una sua dichiarazione, se l’abbiamo ben compresa, quando, alla presenza degli Editori, ha affermato che era il momento di finirla con i finanziamenti a pioggia e che era necessario finanziare i progetti; quindi, fare i progetti e poi cercare di finanziarli.

 

“i progetti da finanziare non possono avere lo scopo di arricchire semplicemente qualcuno ma di creare lavoro, dal giornalista fino all’edicolante”

 

Noi siamo d’accordo. E aggiungiamo che i progetti da finanziare non possono avere lo scopo di arricchire semplicemente qualcuno ma di creare lavoro, dal giornalista fino all’edicolante, e veicolare correttamente e seriamente informazione e cultura. Ci sono pochi soldi ma questi pochi, devono avere destinazioni serie.

A volte ci chiediamo quanta autonomia, dai poteri forti rappresentati dagli editori, ci sia nel Governo. Sappiamo che il compito prioritario del Governo è dare risposte alla gente e non accettare pressioni da potentati di diverso genere. E, per quanto riguarda l’editoria, dare risposte significa tutelare la rete di vendita costituita dalle edicole perché è l’ultimo baluardo alla democrazia dell’informazione e, senza questo baluardo, diventa non più accettabile dare finanziamenti pubblici al settore.

Proprio per queste ragioni, caro Sottosegretario, crediamo sia arrivato il momento di riconoscere l’edicola, per quello che è ed è sempre stato: un servizio pubblico e un presidio della democrazia. Qualcuno forse si opporrà per proteggere la propria posizione dominante, i propri privilegi, ma bisogna avere finalmente il coraggio di smettere di dirlo e di stabilirlo per legge, una volta per tutte.

Lei Sottosegretario, è un uomo delle istituzioni, e ci auguriamo che lo dimostri fino in fondo, sostenendo il nostro emendamento alla legge che andrà in discussione nei prossimi giorni, emendamento che stabilisce, se approvato, che la vendita di giornali e riviste, non è una attività liberalizzata.

Le leggi ambigue fanno male a tutti e soprattutto alla democrazia.

 

Caro Edicolante,

le Organizzazioni Sindacali, e ci riferiamo in primis a noi stessi, forse negli ultimi tempi hanno usato molte cautele. Si è valutato che una iniziativa che si mette in piedi, se non riesce diventa un boomerang ed è un obbligo per un Sindacato fare ciò che si può e non andare all’avventura, tanto per provarci, per consentire uno sfogo collettivo, e poi poter dire di averci provato e avere la coscienza a posto.

 

“un Sindacato serio deve costruire un progetto, proporlo, discuterlo e attuarlo se ci sono le condizioni, altrimenti cambiarlo”

Un Sindacato serio, non funziona così, un Sindacato serio deve costruire un progetto, proporlo, discuterlo e attuarlo se ci sono le condizioni, altrimenti cambiarlo.

Noi oggi non abbiamo tante strade davanti, ma alcune importantissime ci sono e dobbiamo percorrerle insieme, anche se quelle strade, non in tutte le regioni sono esattamente le stesse.

Di alcune di queste strade da percorrere ne abbiamo già scritto e oggi ci apprestiamo a denunciare, insieme anche alle Associazioni dei Consumatori, tutti gli abusi, tutte le testate non registrate, tutte le varianti inesistenti, tutte quelle testate mille volte ribollinate e rimesse in edicola, tutte quelle pubblicazioni come gli oroscopi del 2013 che, magicamente, grazie ad un bollino truffaldino diventano oroscopi 2014, tutti i collezionabili che a un certo numero vengono interrotti, lasciando l’edicola alle prese col cliente imbufalito, nella totale latitanza dell’editore che, al massimo, si difende con i suoi grafici e le statistiche presunte che tengono conto solo dei loro costi ma non di quelli sociali.

Bisogna rimandare immediatamente indietro tutti questi prodotti, spiegando ai Distributori Locali le nostre motivazioni e cercando di far capire loro che devono aiutarci su questa strada e non devono essere loro i primi a mettersi di traverso.

 

“Il Sinagi aprirà una finestra sul proprio sito, in cui metterà in evidenza tutte le testate che devono essere rimandate indietro, sia quelle irregolari, sia quelle che arrivano in edicola per drenare risorse ai Rivenditori, come i falsi mensili”

 

Il Sinagi aprirà una finestra sul proprio sito, in cui metterà in evidenza tutte le testate che devono essere rimandate indietro, sia quelle irregolari, sia quelle che arrivano in edicola per drenare risorse ai Rivenditori, come i falsi mensili, di cui parliamo ampiamente in altre parti del giornale.

 

 

Il 2014 è un anno decisivo per tutto il sistema; dalla crisi l’editoria ne uscirà, ma può uscirne in molti  modi diversi. Il nostro compito è quello di evitare che delle edicole restino solo macerie.

Questi sono i nostri propositi per il 2014. Noi ci crediamo. Noi crediamo davvero nel futuro di questa rete di vendita e lavoreremo per questo.

Forse faremo anche qualche forzatura, qualche errore, ma dal caos, dal groviglio che è oggi l’editoria, si può uscire solo provandoci, con tanto impegno e tanta pazienza. Noi ci proveremo. Il Sinagi ci proverà in ogni modo, e la Conferenza di Organizzazione, che si terrà il 22 e 23 marzo a Roma, potrà rafforzare ancora di più il lavoro che il Sinagi sta portando avanti ogni giorno.

 

------ © riproduzione riservata -----