EDITORIALE

OSCURIAMOLI

Tutte quelle testate che promuovono abbonamenti diretti con sconti superiori a quelli concessi alle edicole

 

di Giuseppe Marchica

 

 

Siamo veramente stanchi di correre continuamente dietro a tutti quelli, direttori, redattori, diffusionali, delle varie testate che arrivano in edicola, che parlano delle edicole come inutile zavorra, imputando loro di impedire l’ottimizzazione delle vendite, perché facendo resa renderebbero il sistema costoso. Quindi si sentono autorizzati a chiedere ai clienti, tramite le riviste vendute dall’edicolante, di fare l’abbonamento, magari con sconti importanti, così da evitare l’edicola.

Sono quegli stessi soggetti che, quando li critichiamo per questi atteggiamenti, gridano allo scandalo.

Ma lo scandalo reale sono loro: gente sciocca, presuntuosa e arrogante, che con la loro ignoranza sono una mina vagante. Allora difendiamoci da questa gente, oscuriamoli in edicola relegandoli in un angolo lontano e poco o nulla visibile.

 

“difendiamoci da questa gente, oscuriamoli in edicola relegandoli in un angolo lontano e poco o nulla visibile”

 

So bene che non è nello stile del sottoscritto, scrivere queste cose in questo modo, ma veramente si è oltrepassato ogni limite di decenza, e bisogna pretendere, prima di tutto, il rispetto per chi sta in edicola 14 ore al giorno, con le remunerazioni che tutti conosciamo bene.

Si tratta di individuare tutte le azioni atte a difendere la categoria da abusi e soprusi, che diversi editori, non tutti, ma molti, ogni giorno compiono ai danni delle rivendite.

Nessuno può impedire ad un editore di cercare di fare abbonamenti, ma occorre una dose di faccia tosta notevole, per usare una rete di vendita, a cui si “concede” il 19% defiscalizzato, per veicolare abbonamenti con lo sconto al cliente anche dell’80%.

Il Sinagi ha messo in piedi diverse iniziative di carattere sindacale, per contrastare questa pratica inaccettabile, ma ha avviato anche delle azioni legali, perché questo tipo di azione svolta dagli editori può non essere legittima. Ma la prima cosa che bisogna fare, è quella di OSCURARE, nei modi indicati sopra, tutte quelle testate che promuovono abbonamenti diretti con sconti superiori a quelli concessi alle edicole, mettendo davanti, in rilievo, sul banco, le testate che non fanno cut-price, che non promuovono abbonamenti, e che chiedono collaborazione vera alle edicole, dove per vera, si intende partenariato serio e coerente, senza dare poi la coltellata alle spalle, infilando nelle riviste in vendita le cartoline di promozione degli abbonamenti postali .

 

“Gli editori hanno necessità degli abbonamenti? Siamo disponibili da subito, si concedano agli edicolanti quegli stessi sconti concessi ai clienti, e gli abbonamenti li promuoveremo noi, senza costi aggiuntivi”

 

Gli editori hanno necessità degli abbonamenti? Siamo disponibili da subito, si concedano agli edicolanti quegli stessi sconti concessi ai clienti, e gli abbonamenti li promuoveremo noi, senza costi aggiuntivi.

Da tempo si parla della crisi del settore, poi ognuno ne vuole uscire usando le edicole, calpestandole,  spremendole come limoni per poi ucciderle.

Non è un discorso politico serio e pacato? Va bene, non lo è, ma questa è la situazione, questo è lo spirito che aleggia tra gli edicolanti, che si sentono abbandonati e traditi da chi li dovrebbe aiutare e sostenere.

Abbiamo visto nella trasmissione televisiva Report del 6 aprile, come le case produttrici del caffé offrano ai bar finanziamenti, arredamenti, stoviglie, eccetera, pur di fidelizzare il bar all’acquisto del loro caffè; invece le edicole sono fidelizzate alla vendita delle testate di quegli editori, che invece di aiutarli e premiarli, le stritolano per togliere loro l’ultima goccia di sangue. Una vergogna non più sopportabile.

Ci mettono davanti agli occhi la carota dell’informatizzazione: bene, ci stiamo, se ci danno il sistema gratuitamente come si era concordato, e se ci danno servizi di serie A, e non gli scarti di altri; ci stiamo e siamo pronti immediatamente. Se invece si tratta della solita cosa, per cui i giornalai lavorano e qualcun altro guadagna, allora no, noi a queste condizioni non ci staremo mai. Questo argomento, comunque, non può essere alternativo al rinnovo dell’accordo, sono due cose diverse, che si possono unire, ma pur sempre diverse.

 

“credo che questo sia il momento storico in cui tutto si ridisegna, in cui occorre portare la rete di vendita al centro della discussione, come elemento fondamentale della filiera, e non come semplice propaggine”

 

Sembra quasi che questa categoria dia fastidio, che tutto si muova per ridimensionarla ulteriormente, eppure, da sempre, le edicole hanno rappresentato il luogo dell’informazione e della cultura a 360 gradi, dove tutto c’era, dove tutto è presente.

E invece  ci troviamo di fronte questa aggressività sugli abbonamenti.

Per non parlare di distributori locali che informano le edicole, più o meno gentilmente, che essendo per loro antieconomiche non le forniranno più. I distributori nazionali e gli editori si dicono impotenti,  o forse sono solo complici.

E così tante edicole, e tanti comuni, restano senza informazione, perché qualcuno ha deciso per la soppressione delle consegne.

Non ci rassegniamo, e non ci rassegneremo. Per esempio, in Sicilia, i distributori locali hanno preso soldi pubblici, e adesso si comportano così, chiudendo le forniture a decine di edicole; chiederemo alla Regione a quale titolo ha usato soldi pubblici, e se ritiene accettabile che si lascino interi paesi senza il servizio, come sta succedendo.

Se i finanziamenti all’editoria servono a stampare informazione e cultura, penso siano soldi spesi bene. Se invece servono a regalare soldi agli editori, per fini diversi, allora no; allora bisogna rivoltarsi contro, in ogni modo e in ogni sede.

Questo è un momento particolare, al Governo hanno cambiato Sottosegretario e Capo Dipartimento Editoria, penso che qui ci sia lo spartiacque, su quello che saranno l’editoria e la rete distributiva e di vendita. Credo che questo sia il momento storico in cui tutto si ridisegna, in cui occorre portare la rete di vendita al centro della discussione, come elemento fondamentale della filiera, e non come semplice propaggine.

 

 

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