EDITORIALE

 

LA PAROLA MAGICA

I dati: chi ne è proprietario?

 

di Giuseppe Marchica

 

Tutti giustamente riteniamo che il mondo sia di per sé molto complesso e complicato, e che tutte le cose del mondo siano difficili da capire e interpretare.

Tutti riteniamo che, a questa complessità, non faccia eccezione il sistema editoria, la sua filiera, e i meccanismi che ne regolano la vita interna e i rapporti con l’esterno.

Certamente l’editoria è una galassia complessa, all’interno della quale ruotano edicolanti, distributori, trasportatori, grafici, cartai, giornalisti, e tanti altri che non citiamo, una galassia al centro della quale ci stanno gli editori, gli unici a manovrare governi, a lamentarsi dei pochi investimenti pubblici, a investire poco o nulla negli ultimi anni, ad avere e continuare a chiedere soldi pubblici, cioè nostri.

Eppure, in questa galassia, c’è qualcosa che sfugge al controllo di tutti, e degli editori in particolare, qualcosa di apparentemente piccolo, ma che, al contrario, ha un valore inestimabile.

 

“nella galassia editoria c’è qualcosa che sfugge al controllo di tutti, e degli editori in particolare, qualcosa di apparentemente piccolo, ma che, al contrario, ha un valore inestimabile. Qualcosa che tutti vogliono, qualcosa che tutti fanno finta di ignorare. Una parola magica: i dati”

 

Qualcosa che tutti vogliono, qualcosa che tutti fanno finta di ignorare.

Una parola magica: i dati.   

L’editore ha dati aggregati di vendita, a fine periodo, e per avere qualche numero in corso di vendita, chiede ai distributori i rilevamenti, che il DL fa regolarmente, spesso tramite telefonata al singolo edicolante, o meglio ad un cosiddetto panel di edicolanti, interpellati per conoscere le loro giacenze in quel momento, delle testate interessate ai rilevamenti. È l’edicolante che, spesso con giudizio, fornisce dati verificati, a volte consegna numeri casuali, spinto dal telefonista del DL che ha fretta, ma che non si rende conto che il giornalaio ha anche delle persone davanti, che sono ben più importanti delle richieste di giacenze.

Il distributore locale, ha dati anche disaggregati della propria area di distribuzione, ma a fine periodo, quando la testata viene richiamata in resa.

L’edicolante, ha dati del proprio punto vendita, in tempo reale.

 

“Ma chi è il proprietario di questi dati?”

 

Ma chi è il proprietario di questi dati?

L’editore ha il diritto a detenere dati aggregati, e quindi non quelli dei singoli rivenditori, il DL ha il possesso dei propri dati, ma non può divulgare i dati dei singoli rivenditori, l’edicolante ha il possesso di tutti i dati di vendita della propria edicola.

Quindi, chiunque venda dati, che sia un editore, un DN, un DL, o magari anche qualcun altro, se l’edicolante non lo autorizza, commette un atto illegittimo, perché viola la privacy, rappresentata dai flussi di vendite delle edicole.

 

“chiunque venda dati, che sia un editore, un DN, un DL, o magari anche qualcun altro, se l’edicolante non lo autorizza, commette un atto illegittimo, perché viola la privacy, rappresentata dai flussi di vendite delle edicole”

 

Eppure tutti vogliono dati.

Li vogliono gli editori, per ottimizzare il loro ciclo produttivo, e magari venderli a chi è interessato, li vogliono i pubblicitari, perché sulle vendite basano i loro budget, li vogliono i governi, perchè la distribuzione di provvidenze, soldi pubblici, in buona parte sarà basata sulle copie vendute in edicola, e li vogliono tanti altri soggetti, per il marketing, per le statistiche, e chissà per quante altre ragioni.

Forse che la informatizzazione che la Fieg sventola come la soluzione a tutti i problemi della rete di vendita, nasconda solo un interesse proprio ad avere quei dati gratis ed autorizzati dai singoli edicolanti, scavalcando anche i DL e portandogli via quel poco che da quei dati riescono ad ottenere?

La rete di vendita ha sicuramente delle debolezze, che le Organizzazioni Sindacali, anche per le loro divisioni, non hanno saputo fino ad ora affrontare nel modo giusto.

Ma la rete di vendita, ha un grande potere, anzi due: il primo, è il vero possessore dei dati; il secondo è che se dice no, quei dati nessuno può venderli o lucrarci sopra.

E allora, per una volta, basta dire NO, e tutto un castello crolla.

Ma noi non vogliamo dire no, noi chiediamo un nuovo accordo, a partire dal rispetto di quello in essere, nessuno può essere considerato credibile e meritevole di fiducia in un nuovo accordo, se non rispetta i patti in essere, troppo comodo dire che i tempi sono cambiati, e che un nuovo patto sarà rispettato, non funzionano così i rapporti, rispettare per essere rispettati, deve essere la regola.

 

“rispettare per essere rispettati, deve essere la regola. Noi chiediamo un nuovo patto ai DL”

 

Noi chiediamo un nuovo patto ai DL, loro sono in prima fila, come noi, hanno in più un forte potere di “persuasione”; ma anche loro, senza la rete, non vanno da nessuna parte. Noi chiediamo ai DL di aprire insieme una strada, in pieno accordo, che ci possa portare fuori dalle secche di una crisi senza fine, noi ci rivolgiamo a loro, perché non vediamo negli altri attori della filiera la voglia di operare in positivo, in loro, editori e DN, vediamo l’immagine di chi non ha progetti, se non quelli di salvare se stessi, anche a scapito degli altri, e come abbiamo già più volte scritto in questi ultimi due anni, non si rendono conto che la distruzione di questa rete di vendita rappresenta anche la loro fine.

Noi ci rivolgiamo ai DL, perché, nonostante le tante cose che ci dividono, i tanti scontri quotidiani, le tante tensioni continue, sono gli unici che insieme a noi possono tentare strade nuove, in grado di dare risposte alla rete di vendita, oltre che alle loro stesse aziende.

Questo è anche il senso del progetto del Sinagi, riportato nelle pagine centrali di questo giornale.

E allora quella parola magica, i dati, può rappresentare davvero il punto di partenza per portare in edicola servizi ad alto valore aggiunto e sinergie per un nuovo sviluppo, che diano un po’ di ottimismo e prospettive per il futuro.

Noi ci crediamo, insieme si può.

 

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