EDITORIALE

 

LA STRADA

Questa è l’unica possibile, l’alternativa è la rassegnazione

 

di Giuseppe Marchica

 

 

Le abbiamo provate tutte, l’obiettivo era semplice, dare alla filiera editoriale, a tutta la filiera, una prospettiva, uno strumento che potesse offrire anche alla nostra rete di vendita la possibilità di guardare al futuro con un minimo di ottimismo.

Abbiamo provato a confrontarci con la politica, non per chiedere assurde coperture corporative, ma per far capire che l’informazione e la cultura, oltre ad essere tutelate dalla Costituzione, sono un bene fondamentale della democrazia, e il finanziare con soldi pubblici l’editoria ha senso solo se informazione e cultura arrivano alle Persone, ai cittadini.

Quando si parla di liberalizzazione, quando si afferma che i giornali possono essere venduti dappertutto senza alcuna regola o limitazione, allora vuol dire che il prodotto editoriale ha cambiato funzione e immagine, vuol dire che una pubblicazione, quotidiana o periodica, è un prodotto commerciale come tutti gli altri, e allora va trattato come tale.

Il Governo precedente aveva recepito queste nostre osservazioni e, seppur con molte “timidezze”, aveva varato un disegno di legge che faceva un po’ di chiarezza, e che affermava che la legge 170 del 2001 era ancora pienamente in vigore.

Era il minimo che a nostro avviso poteva fare, e lo aveva fatto grazie anche ai nostri presidi dello scorso anno col consenso di tante forze politiche, anche di opposizione, con le quali avevamo apertamente  dialogato davanti al nostro gazebo di fronte al Parlamento.

 

Poi il nuovo Governo cancella tutto, vuole essere efficiente, decidere in fretta, senza dover fare estenuanti discussioni con le parti sociali; quindi niente confronti con i sindacati, e forse nemmeno con gli editori; ma su questo abbiamo seri dubbi in quanto il nuovo Sottosegretario, appena insediato, ha cercato soldi per l’editoria, o, per essere più precisi, soldi per gli editori; e pare che alla fine qualcosa abbia trovato tra le misteriose pieghe del bilancio dello Stato.

Al nuovo Sottosegretario abbiamo presentato il nostro progetto per la riqualificazione della rete di vendita; progetto la cui centralità è rappresentata dalle sinergie proposte con partner esterni, tipo Poste Italiane. Ci è stato detto che finalmente si presentava una proposta di crescita e non le solite lamentele, che il progetto era interessante e condivisibile, poi più nulla. Per quale motivo? Forse non siamo stati abbastanza pressanti da richiamare una seria attenzione da parte di questo Governo, o forse le storiche, vere, lobby del settore, impediscono ad alcuni rappresentanti dell’esecutivo e delle forze politiche di avviare qualsiasi progetto che non li veda direttamente interessati, e “padroni” di qualsiasi cosa si possa sviluppare a sostegno della nostra rete di vendita. Ovvero, un progetto non interessa se i benefici economici non ricadono esclusivamente nelle casse editoriali.

Diciamo queste cose con grande amarezza, consapevoli che tanta gente in Italia sperava che qualcosa cambiasse davvero nel modo di governare questo nostro bellissimo Paese.

Pur condividendo la ragioni istituzionali che portano al finanziamento pubblico diretto e indiretto all’editoria, non possiamo tuttavia accettare passivamente che questi finanziamenti vengano concessi esclusivamente ai potenti gruppi editoriali, e non a tutti i soggetti che fanno parte della filiera editoriale, perché questa scelta non tutela il prodotto editoriale, ma solo i singoli editori.

 

Per queste ragioni faremo una segnalazione/denuncia alla Comunità Europea, perché si verifichi se il finanziamento pubblico all’editoria è in linea con le normative europee, oppure se trattasi, di fatto, di un finanziamento a fondo perduto al singolo editore. Vorremmo capire meglio se questo finanziamento  è concesso per agevolare economicamente la diffusione dell’informazione e della cultura, oppure se è qualcosa di diverso, visto il totale disinteresse da parte editoriale della diffusione delle loro testate in tutto il territorio nazionale, e delle reali esigenze del mercato.

Questa nostra riflessione e la conseguente decisione è stata formalizzata di recente  ai segretari dei partiti  e a tutti i capigruppo alla Camera e al Senato, chiarendo a tutti la nostra immediata disponibilità per un confronto per ulteriori approfondimenti del tema. Vedremo chi avrà la sensibilità politica di risponderci; noi comunque andremo avanti in ogni caso.

 

Abbiamo scritto a redazioni e conduttori di trasmissioni, lo abbiamo fatto nel recente passato e lo abbiamo rifatto adesso. Abbiamo spiegato nuovamente quali sono le condizioni economiche e sociali in cui versa  una intera categoria, ma – almeno sino a oggi - ci ha risposto solo il loro silenzio. È questa la libera informazione? È forse questo il motivo per cui l’Italia è relegata nelle ultime posizioni nella classifica internazionale in ordine alla tanto decantata “libertà di stampa” ?

 

Abbiamo ripetutamente chiesto alla Fieg di incontrarci per rinnovare l’accordo nazionale, dando la nostra disponibilità a offrire soluzioni equilibrate su alcuni fondamentali aspetti. Le idee le abbiamo per dare prospettive e certezze alla filiera, edicole comprese. Ci hanno risposto col silenzio di chi non solo non ha idee, ma non ha nemmeno alcuna volontà a cambiare le cose, se non quella di “usare” la rete di vendita per fare business con i servizi, e avere i dati di vendita in tempo reale.

Quei servizi che gli editori ci hanno proposto, che temiamo essere scarti di altre filiere, non credo siano interessanti per gli edicolanti, e se si vuole la lettura dei barcode editoriali nella fase di vendita, ci stiamo, siamo pronti, è sufficiente offrirci tre - quattro centesimi per ogni lettura. Se qualcuno pensa di avere questi servizi gratis, allora quel progetto, qualsiasi progetto di quel tipo fallirà, con l’auspicio che i distributori locali non si facciano blandire con varie e fumose  promesse, perché anche loro, a nostro modesto avviso, sono ai margini di un sistema dove si decide realmente  se qualcuno deve vivere o morire, commercialmente parlando. Anche loro sono considerati dagli editori, al nostro pari, come servi della gleba, pronti e proni all’estremo sacrificio, da un sistema il cui centro indiscusso è il sistema editoriale, il resto è manovalanza, di cui si può fare a meno in ogni momento.

Spero che i DL ne siano consapevoli, so che molti lo sono, e mi auguro che comprendano che solo una alleanza trasparente e onesta con la rete di vendita, può salvare le agenzie di distribuzione e le edicole.

Noi lo abbiamo detto loro, apertamente e sinceramente, e lo ribadiamo qui; insieme possiamo.

Per queste ragioni, oggi più che in passato occorre muoversi in tutte le direzioni possibili.

Se si vuole portare le edicole e la crisi devastante che stanno attraversando, al centro dell’attenzione, bisogna muoversi e non avere paura.

Non bisogna nemmeno temere il fallimento di qualche iniziativa, sa va male, la ripetiamo, e poi ancora, non c’è tempo per voltarsi indietro.

 

Da dicembre inizieranno le azioni di protesta, a partire dalla chiusura delle edicole, un pacchetto di 8 giornate, le modalità e le date si stanno discutendo nelle riunioni in corso in tutto il territorio nazionale, e se la prima chiusura avrà scarsa adesione, lavoreremo meglio, la seconda ne avrà di più e le successive sempre di più, sono molte le giornate previste, e nelle diverse giornate della settimana. Non bisogna scoraggiarsi o avere paura, questa è una strada obbligata, e chi non se la sente di percorrerla, lasci ad altri.

Di proposte sul tavolo ne abbiamo messe, dal non rispetto della parità di trattamento, alle lettere ai singoli editori per contestare da una parte i loro “errori” di diffusione, dall’altra proporre nuove intese commerciali per ciò che non è previsto dall’accordo nazionale, comprese le proposte sugli abbonamenti, quali ad esempio:

 - abbonamenti gestiti dagli edicolanti, con uno sconto da definire, comunque vicino a quello promozionale in uso, comprensivo dell’aggio. In questo caso, si prevede la consegna all’editore dei dati del cliente. La consegna in edicola, avviene tramite DL;

- abbonamenti fatti direttamente dagli edicolanti, con uno sconto  vicino a quello promozionale in uso. Consegna in edicola tramite DL.

Ma la strada è questa, l’unica possibile, l’alternativa è la rassegnazione.

Prima di arrivare qui, le abbiamo provate tutte, inutilmente.

Queste sono solo alcune cose che si devono fare, se altri hanno proposte, ben vengano, noi siamo per l’inclusione, chi vuole lavorare insieme su queste e altre iniziative, noi ci siamo.

Non ci si chieda di abbassare i toni, non lo faremo, se non ci saranno risultati concreti e verificabili, noi siamo pronti al dialogo, come sempre, ma per fermarci occorrono risposte.

Non è una sfida, ma un progetto di lavoro su cui l’intero gruppo dirigente del Sinagi è impegnato a fare in modo che si arrivi in fondo. Costi quel che costi.

 

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