EDITORIALE

SCIOPERO, UNICA ALTERNATIVA

Lettera ai Rivenditori


Care/i Colleghe/i,

i prossimi mesi saranno determinanti per la nostra categoria, perché nel corso degli stessi sarà quasi certamente avviato l’iter parlamentare che andrà a liberalizzare  definitivamente il nostro settore, a causa delle promesse non mantenute dal precedente Governo. 

Promesse certificate da un disegno di legge, collegato alla legge di stabilità del 2013, che il Governo Letta aveva presentato per riconfermare la validità delle norme contenute nel decreto legislativo 170/2001, recependo le nostre osservazioni sui rischi evidenti e destabilizzanti di una liberalizzazione senza regole della vendita della carta stampa.

L’attuale Governo sembra abbia annullato tutto ciò, disattendendo le nostre e vostre aspettative, perché da alcune notizie apparse sugli organi di informazione, è stato reso pubblico lo stralcio di un disegno di legge che va esattamente nella direzione opposta al precedente, ovvero prevede la cancellazione del decreto legislativo 170/2001 e la definitiva liberalizzazione senza regole del nostre settore.

Quando si parla di liberalizzazione della rete di vendita, quando si decide di avviare un percorso legislativo atto a concedere a tutti la possibilità di vendere i giornali senza alcuna regola o limitazione, si delinea con chiarezza la volontà politica di annientare una intera categoria, di promuovere il fallimento di migliaia di micro aziende e di mandare sul lastrico un numero ancora più elevato di famiglie.

In ragione di queste disastrose prospettive, la Segreteria Nazionale ha organizzato  incontri e assemblee in tutta Italia per approfondire questi argomenti ed illustrare tutti i percorsi politici/istituzionali che sono stati avviati a seguito delle citate notizie. Incontri e assemblee che sono servite anche per spiegare il pacchetto di iniziative sindacali di protesta che si dovranno attuare, al fine di contrastare in tutti i modi possibili l’azione del Governo. Un confronto con la categoria sul territorio che ha già dato i primi riscontri positivi e incoraggianti.

Tra i percorsi già avviati, si segnala anche una segnalazione/denuncia alla Comunità Europea perché si verifichi se il finanziamento pubblico all’editoria è in linea con le normative europee, oppure se trattasi, di fatto, di un finanziamento a fondo perduto al singolo editore.

Questa nostra riflessione e la conseguente decisione è stata formalizzata di recente  anche ai segretari dei partiti e a tutti i capigruppo alla Camera e al Senato, e alcuni incontri  in tal senso si sono già svolti, mentre altri si stanno organizzando in questi giorni.

Ai rappresentanti di partiti e istituzioni non mancheremo di chiarire, tra l’altro per l’ennesima volta, che una eventuale liberalizzazione della rete di vendita metterà immediatamente in discussione l’attuale obbligo di parità di trattamento per tutte le testate editoriali.

Siamo perfettamente consci che la nostra categoria sta attraversando il periodo più drammatico dal punto di vista economico degli ultimi decenni, sappiamo perfettamente che la sola idea di chiudere la rivendita per protesta fa molto riflettere, ma non possiamo sottacere che il momento è assolutamente delicato, e che è indispensabile mettere in campo azioni forti, visibili alla pubblica opinione, che coinvolgano pienamente e convintamente tutta la categoria.

Per queste motivazioni si è deciso di approntare un pacchetto di 8 giornate di chiusura delle edicole, la prima delle quali sarà lunedì 1° dicembre dalle ore 8 in poi.

Una seconda giornata sarà concomitante con lo sciopero dei poligrafici, se sarà calendarizzato nei prossimi giorni, come appare probabile.

Una delle giornate di chiusura sarà decisa ed organizzata contestualmente alla eventuale presentazione alla Camera o al Senato del DDL di liberalizzazione, se non riusciremo a contrastarla prima, e in questa occasione vi sarà anche una manifestazione nazionale a Roma.

Le altre giornate saranno scaglionate sui diversi giorni della settimana, comprese due domeniche, e modulate a seconda del confronto col Governo.

Durante gli scioperi, ogni territorio deciderà quali iniziative mettere in piedi, da presidi ad assemblee, da gazebo, a incontri pubblici; l’importante è che la chiusura delle rivendite offra la necessaria visibilità alla nostra azione di protesta. 

Una forte azione di protesta a difesa della sopravvivenza di questa rete di vendita, del nostro lavoro e del magro reddito che si riesce a produrre ancora. È un grande sacrificio che si chiede ma, purtroppo, non ci sono valide alternative.

Si dovrà andare avanti su questa strada perché siamo costretti a farlo. Nessuno ci potrà chiedere di abbassare i toni, non ne abbiamo la minima intenzione, se non si saranno offerte garanzie certe e certificate da atti parlamentari. Siamo come sempre aperti al dialogo, ma per fermare il percorso che stiamo iniziando non possono offrirci solo parole. 

Questa forte azione di protesta che si è deciso di portare avanti con tutte le nostre forze, è stata dettagliatamente presentata anche alle altre Organizzazioni Sindacali di categoria. Al momento solo la Usiagi-Ugl ha aderito alle nostre proposte di protesta contro il Governo, mentre altre sigle si sono prese una pausa di riflessione. Confidiamo che le riserve espresse possano essere sciolte a breve positivamente, perché è indispensabile che questa strada irta di ostacoli possa essere percorsa insieme, come tante altre, per la condivisione politica di un progetto generale di assestamento assicurato per la nostra categoria. Questo è il progetto di lavoro su cui l’intero gruppo dirigente del Sinagi è impegnato.

Adesso lavoriamo tutti, affinché queste iniziative  abbiano la massima adesione possibile.

Fraterni saluti                       

Il Segretario Generale, la Segreteria Nazionale, il Presidente del CDN SINAGI

 

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