EDITORIALE

 

 

TUTTO SCORRE

 

 

di Giuseppe Marchica

 

 

Un nuovo anno è iniziato; anche gennaio è passato e nulla cambia.

Per la nostra categoria il nulla che cambia è un fatto di assoluta negatività.

Il primo dicembre è stato il giorno dello sciopero e su questo giornale c’è un ampio resoconto di quella giornata.

Il numero di Onorevoli, Senatori, Prefetti, Capi di Gabinetto, Sindaci, Assessori, Consiglieri Comunali e Regionali, Segretari di partito, perfino Ministri, che abbiamo incontrato, è straordinario.

Ma i risultati non si vedono ancora. Da quelle piazze con tanti rivenditori sono partiti molti messaggi, molte delle personalità che ci hanno fatto visita si sono impegnate, hanno chiamato anche in nostra presenza il Governo, eppure nulla si muove ancora.

 

“Come se sulla nostra categoria ci fosse una sorta di silenzio concordato tra poteri forti”

 

Come se sulla nostra categoria ci fosse una sorta di silenzio concordato tra poteri forti.

Silenzio dal Governo, silenzio dagli editori, silenzio assoluto dalla stampa e dai grandi quotidiani.

Eppure la liberalizzazione porta alla scomparsa delle edicole per come le abbiamo conosciute fino ad ora, una sorta di editoria alla francese, dove ci sono pochissime edicole specializzate e una miriade di punti vendita che hanno solo una parte dell’editoria; dove i grandi editori la fanno da padroni e dove la piccola editoria viene relegata nell’ultimo scaffale, magari sotto i calzini o le canottiere.

In Italia, la liberalizzazione porta alla scomparsa totale delle edicole e della piccola e media editoria.

Mi viene in mente che un progetto eversivo, di cui non oso nemmeno nominare la sigla con cui era noto, aveva tra gli obiettivi il totale monopolio, quindi controllo, dell’informazione sia scritta che parlata. La scomparsa delle edicole sarebbe un bel regalo a quel disegno, oltre che ad avere migliaia di famiglie senza più la propria attività.

Noi non ci arrendiamo, non lo faremo mai, non ci arrendiamo a quello che per qualcuno è un destino ineluttabile stabilito della modernità e dal dio mercato.

Cercheremo nuove alleanze e apriremo nuovi fronti di dialogo, ma non ci rassegniamo e le proveremo tutte.

 

“il 18 marzo siamo ancora in piazza, insieme ad altre Organizzazioni sindacali… non ci si ferma al primo dicembre”

 

Per questo il 18 marzo siamo ancora in piazza, insieme ad altre Organizzazioni Sindacali che come noi non si rassegnano, in una Manifestazione Nazionale o come la chiameremo non importa perché quello che conta è che non ci si ferma al primo dicembre.

Questa categoria ha un futuro, noi lo sappiamo, e tutto quello che faremo lo faremo perché tutti capiscano e si rendano conto del valore assoluto che l’edicola rappresenta.

I prossimi mesi sono davvero importanti, anche alla luce delle idee che il mondo editoriale, o meglio la Fieg, ha al riguardo delle edicole. Idee inaccettabili che vedono il punto vendita come semplice estensione della loro volontà, un punto vendita senza diritti e senza diritto di decidere nulla.

La nostra non è una lotta contro qualcuno ma una lotta per dare alla nostra categoria quello che le spetta: lavoro, professionalità e dignità

Noi ci siamo e siamo certi che il 18 marzo saremo tanti.

 

 

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