EDITORIALE


DIVIDE ET IMPERA: I NUOVI SCHIAVI

 

di Giuseppe Marchica

 

12 Maggio 2015: la riforma dell’editoria ha avuto il suo avvio.

Sembra il titolo di un annuncio da prima pagina di giornali e telegiornali, una di quelle notizie che dovrebbe rimanere nella storia come fatto fondamentale. Si tratta, in effetti, dell’avvio di una riforma attesa da molti anni che, se costruita bene, potrebbe mettere in ordine e in trasparenza una filiera che, attualmente, attraverso diverse strade assorbe un mare di soldi pubblici: dall’Iva agevolata, ai finanziamenti diretti, fino alla strutturazione di fondi per crisi aziendali, utilizzati per mandare in prepensionamento, a 50 anni, molte persone, dipendenti di quelle aziende, mentre gli altri comuni mortali sono obbligati a lavorare fino anche a 67 anni.

Le problematiche connesse all’editoria sono, tuttavia, ben note e sempre complesse: inutile ricordare qui quanto sia lunga l’intera filiera, quanti problemi porta con sé ogni singolo segmento e quante soluzioni buone per uno diventano pessime per un altro. Forse anche per questo nessuno ha mai voluto metterci le mani.

“oggi che, finalmente, c’è un accenno di avvio della tanto agognata “riforma” ci auguriamo che la montagna non partorisca il classico topolino; non servirebbe a nulla e a nessuno”

Oggi che, finalmente, c’è un accenno di avvio della tanto agognata “riforma” ci auguriamo che la montagna non partorisca il classico topolino; non servirebbe a nulla e a nessuno.

Intanto il Presidente della Fieg, Dott. Maurizio Costa, in tutte le interviste parla di ammodernamento della rete di vendita: ci piacerebbe conoscere “come”  intende intervenire, visto che ai nostri numerosi tentativi di incontrarlo per concordare una strategia di intervento ha sempre educatamente risposto “si, ma più avanti” e visto che i soldi e il lavoro li dovranno probabilmente mettere gli edicolanti!

“ogni elastico se tirato troppo si rompe e quello degli edicolanti si è rotto da tempo, a causa della tanta inutile arroganza finora mostrata nei loro confronti e che non ha mai portato né miglioramenti né soluzioni”

Pensa, forse, il Presidente che basti dire “ammodernamento” e tutti ubbidiscano? Oppure pensa che sia sufficiente discuterne con i distributori, negli incontri in atto, come se fossero loro i proprietari delle edicole e non le decine di migliaia di famiglie che hanno investito risorse e lavoro in queste attività?

Ogni elastico se tirato troppo si rompe e quello degli edicolanti si è rotto da tempo, a causa della tanta inutile arroganza finora mostrata nei loro confronti e che non ha mai portato né miglioramenti né soluzioni.

La discussione sulla riforma è comunque partita: si parlerà di rete di vendita, di liberalizzazione e/o di programmazione, di informatizzazione.

C’è da dire che il nostro segmento, quello della distribuzione e vendita dei quotidiani e dei periodici, è forse tra i più semplici da capire ma anche il più complicato, a causa delle bugie che vengono sparse ad arte da molti soggetti della filiera pro domo sua, delle prevaricazioni continue nei confronti della rete di vendita, del disinteresse totale finora mostrato dagli editori nei confronti dei problemi degli edicolanti, dei patti scellerati su cui editori e distribuzione si stanno confrontando, escludendo completamente le edicole e i loro rappresentanti, confidando di poter proporre, alla fine, un piatto pronto, al quale vorrebbero farci apporre solo delle firme.

“sicuramente il Sinagi firmerà solo ciò che porta innovazione e, soprattutto, garanzie e tutele alla rete di vendita”

Non so cosa faranno le altre organizzazioni sindacali; sicuramente il Sinagi firmerà solo ciò che porta innovazione e, soprattutto, garanzie e tutele alla rete di vendita.

Ne parliamo in altre parti del giornale: quello che tutti vogliono dalle edicole è il dato di vendita, possibilmente in tempo reale.

Quello che ci ha sempre lasciato molto perplessi è il meccanismo, a dir poco assurdo, con cui l’informatizzazione viene generalmente proposta; in parole povere, normalmente il distributore locale dice al rivenditore: “ti do l’accesso al MIO portale, dove trovi la TUA bolla. Fai le spunte e le rese su quelle bolle elettroniche, io risparmio la carta che pian piano non ti invierò più, TU devi fare le vendite possibilmente con il lettore ottico, inviare al MIO sistema i dati, che restano conservati nel MIO portale e che puoi consultare quando vuoi, poi i dati li fornirò ad una società costituita da DL ed editori, e saranno venduti a chi li chiederà. Costo da pagare per il sevizio che l’edicolante fa al distributore, 300/350 euro l’anno più IVA”.

“siamo l’unico settore al mondo, in cui uno paga per dare un servizio all’altro, e non viceversa!”

Siamo l’unico settore al mondo, in cui uno paga per dare un servizio all’altro, e non viceversa!

Anche se, a onor del vero, va detto che qualche distributore locale, con molta intelligenza e anche con rispetto verso il ruolo degli edicolanti, fa un ragionamento diverso: cerca di creare rete, dialoga attraverso web, scambia servizi e non fa pagare nulla.

Ma sono casi sporadici. Allora chiediamoci per quale ragione ci siamo trovati a subire il comportamento tirannico del distributore locale? Semplice: c’è un monopolio, da sempre inaccettabile e ormai insostenibile, costruito dai maggiori editori e dai distributori nazionali e locali, che è la causa primaria del soffocamento dell’intero settore e della scomparsa di tanta piccola editoria di qualità, oltre che della cancellazione di migliaia di edicole.

Un monopolio inaccettabile e insostenibile al quale l’Europa dovrà dare una risposta, quanto alla sua legittimità, nel caso in cui la riforma non dia linee programmatiche nuove e compatibili con il diritto delle edicole ad esistere, visto che l’Autorità Garante tace, o meglio, chiude gli occhi anche di fronte alle innumerevoli segnalazioni di sopruso inviate negli anni, rimaste ancora oggi senza risposta.

Quello che chiediamo al Governo è contenuto nel documento che pubblichiamo in questo giornale e a quello ci atterremo negli incontri che ci saranno.

“non accetteremo l’accordo che editori e sistema distributivo, hanno sottoscritto in data 26 maggio 2015: un vero e proprio accordo di cartello che dispone di edicolanti (e piccola editoria) a proprio uso e consumo; gli edicolanti, in particolare, sono visti e trattati come dei “nuovi schiavi” a servizio del potere”

Quello che, invece, non accetteremo è l’accordo che editori e sistema distributivo, hanno sottoscritto in data 26 maggio 2015: un vero e proprio accordo di cartello che dispone di edicolanti (e piccola editoria) a proprio uso e consumo; gli edicolanti, in particolare, sono visti e trattati come dei “nuovi schiavi” a servizio del potere. Tutto il mondo cambia e si evolve costantemente, l’unica cosa che resta ferma nella testa di colui che ritiene di avere il potere di decidere per gli altri è, appunto, il concetto di schiavitù.

In questo quadro generale, voglio, tuttavia, sottolineare, con soddisfazione, la tenuta dei rapporti unitari tra alcune Organizzazioni Sindacali, anche se, purtroppo, non tra tutte. Del resto è difficile trovare un terreno comune con chi teorizza la liberalizzazione, o con chi accetta che propri esponenti nelle assemblee dicano che coloro che non entrano nel sistema di informatizzazione a pagamento del DL saranno i primi che gli editori “faranno” chiudere!

Ci auguriamo (per loro) che questi siano solo “incidenti di percorso” e che la strada dell’unità possa riprendere il cammino nella trasparenza delle idee e dei progetti; una maggiore unità rafforzerebbe l’intera categoria e, comunque, per noi  il punto a cui siamo arrivati con Snag e Usiagi, rappresenta una ottima base di partenza.

“i nostri rapporti unitari, specie quelli tra Sinagi e Snag, sono malvisti da più parti; chissà perché, poi... Forse per il famoso “divide et impera”?”

E’ pur vero che i nostri rapporti unitari, specie quelli tra Sinagi e Snag, sono malvisti da più parti; chissà perché, poi...

Forse per il famoso “divide et impera”?

Forse dico sciocchezze e penso male, ma l’impressione che si ha, mettendo a fuoco quello che sta succedendo intorno a noi, è che qualcuno non si sia ancora scrollato di dosso il vecchio misero modo di operare; cioè: una caramella a qualcuno, due biscottini ad altri, una pacca sulla spalla di condiscendenza ad altri ancora… e tutto va avanti. E agli edicolanti cosa resta? C’è la crisi, le carote sono finite, quindi rimane solo il bastone: prendere o… prendere!

Forse, però, qualcuno non ha considerato che, nel frattempo, il mondo è cambiato davvero: gli schiavi hanno preso piena coscienza di sé e del loro valore e sono cambiate anche le organizzazioni dei rivenditori, o almeno parte di esse; quelli che ancora pensano che “… tanto gli edicolanti non sono in grado di rispondere…” saranno costretti a ricredersi e, finalmente, a fare i conti con la realtà!

 

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