EDITORIALE

 

CAMBIARE STRADA

 

di Giuseppe Marchica

 

 

La Tangente

Cosa è una tangente?

Tangente, in geometria, è una retta che interseca una curva in un solo punto.

Tangente, in matematica, è una funzione trigonometrica.

Tangente, nel linguaggio comune, è un compenso illecito, una somma di denaro data o richiesta a fine di corruzione.

Lasciamo i primi due casi agli appassionati di matematica e geometria, e occupiamoci del terzo significato, quello di gran lunga più inquietante.

Credo di essere nel giusto se dico che ognuno di noi, se si guarda intorno, viene assalito da mille dubbi, o meglio, da una certezza: l’illecito serpeggia ormai in molteplici settori della nostra vita e la terza accezione della parola “tangente” è, sempre più spesso, alla ribalta delle cronache.

A volte la sentiamo lontana dalla nostra realtà, usata in casi legati alle imprese pubbliche o a grandi appalti; altre volte la ritroviamo vicina - troppo vicina - anche alle nostre piccole realtà.

 

Il Pizzo

Cosa è il pizzo?

Il pizzo, nel gergo della criminalità italiana, è una forma di estorsione mafiosa che consiste nel pretendere il versamento di una percentuale o di una parte dell'incasso, dei guadagni o di una quota fissa dei proventi, da parte di esercenti di attività commerciali ed imprenditoriali, in cambio di una "protezione" dell'attività.

L'utilizzo del termine nel senso criminale di tangente estorta, nasce nell'ultima metà del XIX secolo ed è probabilmente un'espressione giornalistica, riportata nelle cronache del tempo.

 

Tratto da Wikipedia.

 

Ma, venendo a noi, sono stato costretto a riconoscere a me stesso che questi concetti così “astratti” mi sono, in qualche modo e in qualche caso, venuti spontaneamente in mente, forse per qualche recente condanna in primo grado inflitta a qualche distributore locale?

 

Non sono più, ormai, casi sporadici, quelli di edicolanti che - da più parti d’Italia, e da alcune in modo particolare – mi riferiscono di essere quotidianamente sottoposti a vessazioni di ogni tipo: “se non firmi questo impegno, non avrai la fornitura”, “prendi questo software o non avrai i giornali”, “se non paghi questo o quello (le voci giustificative sono le più fantasiose) la distribuzione al tuo punto vendita non partirà”, e così via…

 

Certo, ognuno ha interesse a promuovere o vendere in qualche modo il proprio prodotto, le proprie tecnologie, ricavandone il maggior profitto… ma è sempre tutto lecito?

Mi viene il dubbio che “costringere” l’altro a fare o a tollerare qualcosa o a firmare, altrimenti non si attiva per esempio il cambio di gestione, si avvicini molto a quanto scritto a proposito di tangente estorta!

 

“Temo che siamo arrivati a questo punto, al punto in cui un qualcuno ha avviato queste pratiche, con la complicità di chi gli sta sopra nella filiera. Non dobbiamo accettarlo!”

 

Temo che siamo arrivati a questo punto, al punto in cui un qualcuno ha avviato queste pratiche, con la complicità di chi gli sta sopra nella filiera.

Non dobbiamo accettarlo!

Quando ciò si verifica, andiamo da un magistrato e denunciamo il fatto, anche se a volte le prove scarseggiano: la prova nasce da sola nel momento in cui si smette di pagare e il punto vendita viene disattivato.

Quando arrivano nelle edicole di due diverse regioni lettere da parte dei DL nelle quali si legge: "A far data da…… sospenderemo l’invio della bolla cartacea", oppure “dal 2016 entrerà in vigore la classificazione delle rivendite in professionali e non professionali, con notevoli vantaggi (anche economici) a favore delle prime e aderendo all’uso del software (a pagamento ndr) si rientrerà automaticamente nella categoria professionali” e poi, dopo alcuni giorni, vista la scarsa adesione si riscrive qualcosa come “…probabilmente non avete ben inteso l’importanza di questa innovazione che andrà ad incidere pesantemente sul futuro del vostro lavoro…” e a caratteri maiuscoli il consiglio finale “PENSATE BENE A QUELLO CHE STATE FACENDO”, che tipo di interpretazione si può dare?

L’unica possibile è  quella che in qualcuno dei distributori - che penso e spero sia una minoranza - c’è un’idea della rete di vendita come costituita, non da imprenditori, ma da veri e propri "servi della gleba",  soggetti ad un potere superiore e indiscutibile... un’idea assurda e inaccettabile, oltre che antistorica, e che va combattuta su tutti i tavoli, ripeto, compresi quelli della Magistratura!

 

Altro esempio di prevaricazione è quello delle fidejussioni bancarie, richieste per cifre assurde da parte di qualche DL: ovviamente questo fatto sta bloccando quelle poche compravendite che in questo periodo sarebbero possibili; come Sinagi abbiamo inviato a Fieg, DL e DN una lettera per chiedere un confronto al fine di regolamentare correttamente questo  problema: non hanno mai nemmeno risposto!

 

Qualcuno si offenderà se giudico questi comportamenti al limite del lecito?

Che si offenda pure, di questo si tratta...

 

Con tanta fatica il Sinagi sta tentando di dar vita ad una nuova relazione con le associazioni dei distributori locali: vorremmo costruire con loro un futuro per entrambi, per i DL e per le edicole; solo facendo fronte comune con i distributori locali possiamo salvarci.

Gli editori, per ora, non risultano affidabili e i DN, nemmeno.

Purtroppo le associazioni dei DL, inizialmente disponibili, non lo sono probabilmente più.

Hanno cambiato idea?

La  Fieg ha sventolato la “carotina” sotto forma di accordo sulla spartizione delle edicole, e forse questo ha cambiato e rimescolato tutte le carte?

 

“Allora, isoliamo certa gente, denunciamola apertamente, anche alla magistratura; questa categoria è in grado di farcela e anche così, partendo dalla trasparenza dei rapporti, ce la farà!”

 

 

Per salvarci, allora, dobbiamo pulire i rapporti, lasciare sul tavolo quanto di buono c’è ed emarginare chi, con i propri comportamenti, cerca  per propri interessi di far saltare qualsiasi cosa.

Il “ mors tua vita mea” porta solo alla distruzione.

Allora, isoliamo certa gente, denunciamola apertamente, anche alla magistratura; questa categoria è in grado di farcela e anche così, partendo dalla trasparenza dei rapporti, ce la farà!

 

So che qualcuno mi criticherà pesantemente per avere accostato a situazioni illegittime e illegali alcuni comportamenti che spesso i giornalai subiscono: sono pronto a rivedere le mie opinioni, ma prima vorrei che fosse dimostrato a me, e soprattutto alla categoria che rappresento, che esiste ancora una base di correttezza comune dalla quale partire, che ci sono rapporti tra persone per bene, smettendo i tentativi, perfino maldestri, di prevaricazione.

 

 

------------------------------------- © Riproduzione riservata------------------------------------