EDITORIALE

RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE

 

di Giuseppe Marchica

 

 

Inizia l’autunno, di solito si parla di autunni caldi, dal punto di vista sindacale, per noi sarà comunque un autunno pieno di nuove cose che ci auguriamo positive.

Cominciamo dalla legge di riforma dell’editoria.

Tante volte ho cercato di far capire le ragioni della mia soddisfazione e di quella del gruppo dirigente del Sinagi. Cerco di riassumere alcuni concetti di fondo.

Intanto il giudizio sulla legge:  non può che partire da quella che era la realtà della categoria, prima che la legge di riforma venisse approvata, cioè la vendita di giornali e riviste, era una attività economica liberalizzata, da tre successive sentenze del Consiglio di Stato, la prima datava marzo 2014.

Quelle sentenze, erano pressoché inappellabili, obbligavano i Comuni a rilasciare autorizzazioni con la SCIA, con buona pace di tutti i piani di localizzazione.

Questa legge contiene una novità, una formulazione importante:

“tenuto conto della sussistenza di motivi imperativi di interesse generale, di parametri qualitativi per l’esercizio dell’attività”.

Non voglio addentrarmi in disquisizioni sulle parole, ma limitarmi a dire che queste due righe, riconsegnano alle regioni il potere di fare leggi e ai Comuni, il potere di ridisegnare la rete di vendita.

Si cancellano le sentenze di cui parlavamo, si ricomincia da qui. Tutto fatto? Tutto facile?

Assolutamente no, tutte le strutture del Sinagi, sono impegnate da subito ad avviare contatti con le Regioni, per far si che legiferino nel più breve tempo possibile, senza se e senza ma.

La legge introduce altre importantissime novità, ne voglio ricordare tre:

-“ al fine di migliorare la reale possibilità di fornitura adeguata alle esigenze dell’utenza del territorio e con divieto di sospensioni arbitrarie delle consegne”.

Mi sembra chiarissimo, la norma toglie un po’ di potere ai distributori, anche perché fa esplicito riferimento all’articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192, che vieta l’abuso dello stato di dipendenza economica, tenendo conto che la dipendenza economica è valutata anche dalla reale possibilità da parte nostra di reperire sul mercato alternative soddisfacenti.

- nonché di una disciplina della distribuzione territoriale dei prodotti editoriali volta ad assicurare a tali punti di vendita l’accesso alle forniture, senza il loro condizionamento a servizi o prestazioni aggiuntive.

Semplicemente il distributore fornisce giornali e riviste, e NON può imporre al rivenditore né la fornitura di altri prodotti, né il proprio gestionale a pagamento.

Ma la cosa forse ancora più importante è l’art.8:

A decorrere dal 1º gennaio 2017, i punti di vendita esclusivi assicurano la parità di trattamento nella vendita delle pubblicazioni regolari in occasione della loro prima immissione nel mercato. Per pubblicazioni regolari si intendono quelle che hanno già effettuato la registrazione presso il tribunale, che sono diffuse al pubblico con periodicità regolare, che rispettano tutti gli obblighi previsti dalla legge 8 febbraio 1948, n. 47, e che recano stampati sul prodotto e in posizione visibile la data e la periodicità effettiva, il codice a barre e la data di prima immissione nel mercato.

 

2. Le imprese di distribuzione, nell’adempimento degli obblighi di cui all’articolo 16, primo comma, della legge 5 agosto 1981, n. 416, si adeguano alle disposizioni di cui al comma 1, primo periodo, del presente articolo.

 

Questo ci consegna la chiave per aprire una nuova contrattazione su una enorme quantità di prodotto editoriale, che venendo escluso dalla parità di trattamento, se vorrà stare in edicola, dovrà ridiscutere sconti e condizioni di distribuzione.

In tutti questi anni, mai ci eravamo attribuiti dei meriti, oggi lo voglio fare, perché senza il Sinagi e i suoi gruppi dirigenti a tutti i livelli, non ci sarebbe questa legge, e probabilmente non ci sarebbe più una categoria.

Siamo soddisfatti, ma adesso si riparte, ci si tira su le maniche nuovamente e si comincia con le Regioni, con i Comuni, e si parte finalmente per richiedere con forza, il rinnovo dell’accordo nazionale.

E’ vero che ci sono i decreti che il Governo deve emanare su diverse materie, ma noi non possiamo più aspettare, e gli editori, devono aprire il confronto, se non vogliono trovarsi di fronte a scelte estreme al riguardo dell’accordo nazionale.

Non ci possono essere più alibi, la categoria aspetta da troppo tempo.

 

 

 

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