EDITORIALE

 

CONTROPARTI INAFFIDABILI

 

di Giuseppe Marchica

 

 

Provo a sintetizzare quello che penso in ordine alla inaffidabilità delle nostre controparti, premettendo che si tratta una valutazione del tutto personale.

In primis mi pare di poter affermare che gli editori chiedono aiuti e protezioni al Governo per sostenere l’editoria, ma sono certo che con i soldi che chiedono vogliono solo ripianare i loro disastrati bilanci, altro che sostegno all’editoria. Assenza assoluta di investimenti nel settore, niente nuove pubblicazioni, solo assurdi tentativi di racimolare soldi e pubblicità dove capita nell’immediato, privi come sono di un piano strategico a medio e lungo termine. Una miope politica industriale e commerciale che appare sempre più come messa in campo da sprovveduti che immaginano di uscire da una profonda crisi strutturale con gli accordi sui diritti d’autore con Google e altri soggetti, dimenticando qual è il core business delle loro aziende. Per correttezza devo anche dire che ci sono ancora delle lodevoli eccezioni, come il gruppo Repubblica ed il gruppo RCS che, come è noto, sono ancora attivi nel portare in edicola tanti nuovi prodotti da vendere insieme ai loro quotidiani nazionali, e di questo ne diamo atto volentieri.

Adesso che si è concretamente avviata la fase del rinnovo dell’accordo, nel corso della quale anche il mondo editoriale dovrà necessariamente scoprire le carte, mi auguro di poter scrivere sul prossimo giornale delle cose diverse e anche rimangiarmi quanto detto fin qui. Lo farò ben volentieri e senza alcun problema, purché vengano fuori delle novità sui temi esposti.

 

“In questo contesto i distributori nazionali fanno finta di niente, continuano ad operare come se  non fosse mai stata approvata dal Parlamento una nuova legge”

 

In questo contesto i distributori nazionali fanno finta di niente, continuano ad operare come se  non fosse mai stata approvata dal Parlamento una nuova legge che disciplina il diritto alla parità di trattamento delle testate editoriali, esprimono al contempo una valutazione positiva  sulle tante operazioni di cut-price, pensando che le stesse siano una mano santa per incrementare le vendite, ed in più non rispondono nemmeno alle lettere trasmesse loro che le OOSS. Un evidente e plateale modo di porsi che rappresenta una scortesia istituzionale ed una insensata arroganza. Anche su questo spero in seguito di poter raccontare una storia nuova e diversa ma, almeno al momento, non se ne vede traccia.

Questa acclarata volontà di non ascoltare nessuno, nemmeno di fronte a nuove disposizioni di legge,  questi ottusi atteggiamenti, porteranno loro solo un mare di problemi, perché deve essere chiaro che gli edicolanti per un po’ rimanderanno indietro quella miriade di testate irregolari rispetto alla nuova normativa sulla “parità di trattamento”, ovvero quelle di non prima immissione sul mercato, e poi saranno costretti ad inviare le fatture per la lavorazione in edicola, in arrivo ed in partenza, di “cose” non richieste e non volute.

 

“se pensano che questo sia uno scherzo, che si colleghino a Radio Rete Edicole, da dove indicheremo ogni giorno le testate irregolari da rispedire al mittente”

 

Se pensano che questo sia uno scherzo, che si colleghino a Radio Rete Edicole, da dove indicheremo ogni giorno le testate irregolari da rispedire al mittente. Col loro silenzio e la loro arroganza, se questo vogliono, questo avranno.

Sui distributori locali, il discorso è più complesso e variegato.

Ci sono quelli che hanno ben compreso che non è consentito ostacolare un diritto riconosciuto da una legge dello Stato e, seppure tra molte difficoltà, fanno in modo di concordare delle procedure operative per la corretta applicazione dell’art. 8. Una regolamentazione che permetta a tutti di poter gestire, senza ulteriori carichi di lavoro, questa nuova fase in trasparenza e correttezza, partendo da  una precisa identificazione delle pubblicazioni irregolari, e dalle modalità di restituzione e contabilizzazione delle stesse. Con i rappresentanti di queste imprese di distribuzione il dialogo è aperto anche alle loro esigenze aziendali, perché tutto sommato anche loro sono vittime come noi, forse un po’ meno, del sistema imposto ai piani alti, ovvero delle scelte a volte scellerate di altri segmenti della filiera.

Poi ci sono anche dei distributori locali che pensano di essere i proprietari delle edicole, non chiedono ma impongono, non si confrontano, e danno solo ordini.

Sono distributori che non penso possano avere un futuro, perché non possono esistere prospettive positive di alcun genere per chi rifiuta un confronto che dovrebbe essere riconosciuto come fondamentale in qualsiasi rete commerciale. Quando l’impresa di distribuzione cerca di mettere un cappio al collo delle edicole, spremendo loro soldi attraverso la concessione dell’uso di gestionali a pagamento, e/o chiedendo la corresponsione di fantomatici oneri di vario tipo, vuol dire che questo soggetto è in preda ad una crisi nera, e che tenta di sopravvivere avviando una riduzione radicale dei servizi di distribuzione e trasporto, ma anche, e soprattutto, scaricando costi impropri sull’intera rete di vendita. Una politica che possiamo definire autodistruttiva, perché dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, ed esempi se ne possono già fare, che dopo che il distributore avrà affondato le edicole, la sua azienda le seguirà subito dopo.

Il Sinagi ha sempre ribadito in ogni occasione che una filiera, in particolare quella editoriale, non può vivere di continui conflitti, e che ogni soggetto che ne fa parte dovrebbe sentire l’obbligo di fare tutti i tentativi possibili per ridare un equilibrio tra chi si occupa di produzione, distribuzione e vendita, riscrivendo le norme che regolano i rapporti interni, in particolare quelle che riguardano  gli aspetti economici. Ma anche su questo ci sembra di aver predicato nel deserto.

 

“il clima dell’incontro del 17 mi è piaciuto, e spero di poter dire altrettanto sul merito dei problemi che saranno trattati nel prosieguo degli incontri”

 

ACCORDO NAZIONALE

 

Il giorno 17 febbraio 2017, si è aperto il confronto per il rinnovo dell’accordo nazionale. Una data singolare per un evento atteso da anni da tutta la categoria, tuttavia siamo convinti che quella data porti fortuna.

Con le altre OOSS approfondiremo l’esito dell’incontro in riunioni che sono in agenda, peraltro già avvenute al momento dell’uscita di questo giornale, e di cui ovviamente non mi è possibile dare conto mentre scrivo. Comunque posso affermare, e parlo per il Sinagi, che siamo usciti da questo incontro con la sensazione che stavolta si faccia sul serio.

Per carità non abbiamo ancora visto nulla di concreto se non affermazioni di principio, disponibilità e aperture teoriche, ma credo che ci sia davvero l’intenzione di arrivare a conclusione. Chiaramente i problemi sono tali e tanti che il confronto sarà durissimo, ma per una volta voglio essere ottimista perché il clima dell’incontro del 17 mi è piaciuto, e spero di poter dire altrettanto sul merito dei problemi che saranno trattati nel prosieguo degli incontri.

 

 

 

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