EDITORIALE

 

CALMA PIATTA

 

di Giuseppe Marchica

 

Ma quale trattativa?

Si è data speranza ad una rete di vendita esausta, si è detto facciamo presto a chiuderla per dare a tutti un nuovo accordo che possa servire a rilanciare la filiera, e invece? Invece la Fieg è latitante.

Temo che la sua debolezza non gli consenta una trattativa vera, e temo che non abbia il potere né l’autonomia per fare un nuovo accordo vero, quello di cui la categoria ha assoluto bisogno.

Il fatto stesso di non avere al tavolo i distributori nazionali e soprattutto quelli locali, ci fa temere che qualsiasi eventuale accordo, avrà un valore relativo se non sarà condiviso anche dalla distribuzione.

Quale è il progetto della Fieg?

Nessuno lo conosce, nulla trapela dalle discussioni, se non affermazioni generiche.

Anzi, un progetto c’è, quello della liberalizzazione. Sembra essere diventato il loro punto fermo, forse per non affrontare i temi veri, forse per non ammettere che la liberalizzazione è fallita, l’ampliamento del numero dei punti vendita ha fatto prima chiudere le edicole vere, e poi i punti vendita aggiuntivi, perché anti economici per i DL. Un bel risultato davvero, complimenti agli strateghi dell’editoria.

 

“O non trapela nulla per nascondere il fallimento del progetto di informatizzazione come lo intendeva la Fieg?”

 

O non trapela nulla per nascondere il fallimento del progetto di informatizzazione come lo intendeva la Fieg?

Non so, di certo c’è una grande delusione e un grande pessimismo. So bene che una Organizzazione Sindacale dovrebbe infondere ottimismo, almeno provare a farlo, ma non si può andare avanti così.

Quindi?

Credo sia necessario cambiare strada.

Per esempio aprendo con la distribuzione locale, una trattativa vera, per disegnare in modo equilibrato i rapporti nella filiera, parlare di quei temi cari ai DL, quali professionalità delle edicole e costi di servizio, e dei temi cari alla rete di vendita quali professionalità delle agenzie di distribuzione, e costi di servizio, costi di cui il DL ha bisogno, ma che la rete non è in grado di sostenere. Avviare un confronto serio per trovare attraverso il sistema della distribuzione soldi anche attraverso sinergie, nuovi servizi e nuovi beni vendibili in edicola.

Ci sono DL che pensano di salvare i propri bilanci spremendo le edicole, non hanno l’intelligenza imprenditoriale, e questo porterà a far chiudere molte edicole nelle loro aree, e con le edicole chiuderanno anche loro, e forse anche prima delle stesse edicole, perché non avranno limoni da spremere, del resto se tutti i distributori fossero professionali e preparati imprenditorialmente, la Fieg avrebbe già smesso da tempo di far finta di essere la Fieg di trent’anni fa, e la filiera starebbe meglio e più equilibrata.

Anche la distribuzione nazionale ha grandi responsabilità sulla situazione in essere, ma adesso deve uscire dal nascondino, e sedersi al tavolo con i sindacati e aprire una nuova stagione.

E se non lo fanno? Bisogna aiutarli a farlo.

La rete di vendita deve decidere la propria strategia.

 

“abbiamo portato a casa una legge importante, il Sinagi ha grandissimo merito in questo, ma non diciamo che è solo merito del Sinagi, perché  noi riconosciamo l’aiuto e la collaborazione delle altre sigle”

 

Abbiamo portato a casa una legge importante, il Sinagi ha grandissimo merito in questo, e dire grandissimo è forse poco, ma non diciamo che è solo merito del Sinagi, perché  a differenza di altri sindacati che sembra facciano tutto loro, noi riconosciamo l’aiuto e la collaborazione delle altre sigle nel portare a casa risultati importanti.

La legge consente alle edicole di gestire in proprio il banco di vendita.

In questi primi mesi abbiamo lavorato per far si che si procedesse in collaborazione con i DL, non abbiamo spinto per “fare la punta agli spilli” come suol dirsi, non per superficialità, ma per fare adeguare tutta la filiera alle nuove normative, in modo sereno.

Adesso bisogna andare oltre, è necessario cominciare a fare le cose peggiori, e cioè rimandare indietro tutto quello che non è “regolare”, e che non è “di prima immissione sul mercato”, bisogna farlo non solo per dare un segnale alla Fieg, che hanno al loro interno tantissime pubblicazioni “irregolari”, e nemmeno solo per dare un segnale ai distributori nazionali che sono strapieni di pubblicazioni “irregolari”, ma per aprire una trattativa vera, che porti quelle testate a sconti per le edicole che siano doppie rispetto ad oggi.

E bisogna superare il “giochino” del conto deposito, per cui alcune distribuzioni locali, rifiutando la resa anticipata, costringono l’edicolante a tenersi tutto impedendogli di applicare una legge dello Stato. In questi casi il Sinagi insieme a un gruppo di edicolanti, deve andare in magistratura, denunciare l’abuso di posizione dominante, oltre alla segnalazione all’Autorità garante.

Impedire con artifici l’applicazione di una legge, è un atto illegittimo e come tale va denunciato.

 

“Sembra vivere in un periodo di calma piatta, ma la tempesta deve arrivare e il Sinagi farà tutto quello che potrà, perché arrivi il prima possibile …ma la tempesta è necessaria almeno quanto la pioggia in primavera”

 

Ci sono tanti editori piccoli e medi disponibili a discutere per dare di più alle Rivendite, spesso sono frenati proprio dalla distribuzione nazionale, ma dare di più è possibile, lo dimostra l’editore Mazzantini che ha in corso alcune testate con la maggiorazione del 6%,, lo dimostra l’editore Aleksic che ha in corso alcuni esperimenti per capire quale strada sia la migliore per vendere di più e fare arrivare più soldi agli edicolanti, lo dimostrano altri editori soprattutto di enigmistiche che per timore di scomparire dal banco, concedono maggiorazioni, piccolissime maggiorazioni, ma sono un segnale preciso che si possono concordare aggi del tutto diversi dagli attuali.

Sembra vivere in un periodo di calma piatta, forse è così, ma la tempesta deve arrivare e il Sinagi farà tutto quello che potrà, perché arrivi il prima possibile, poi si potrà parlare di quiete, ma la tempesta è necessaria almeno quanto la pioggia in primavera.

Gli ombrelli non devono essere inventati esistono già, sta agli altri attori della filiera decidere se cercare riparo insieme alla rete di vendita.

 

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