EDITORIALE

 

LETTERA APERTA

 

di Giuseppe Marchica (Segretario generale SINAGI)

 

In questi mesi terribili con il virus Covid-19 al centro di ogni pensiero dialogo e decisione, si è giustamente parlato dei veri eroi, i membri dell’intera filiera sanitaria, dal personale medico al personale delle pulizie passando dagli infermieri/e.

Ma in questo periodo si sta riscoprendo il valore e il ruolo delle edicole italiane.

La filiera editoriale editori, giornalisti, cartai, poligrafici, distributori nazionali distributori locali, fino alle edicole, tutto aperto, tutti presenti, anche se di certo, non è possibile paragonare questa filiera a quella sanitaria.

Ma si è mantenuto aperto un luogo, l’edicola, che era stato sottovalutato anche denigrato e ritenuto ormai obsoleto e in via di chiusura.

La percentuale di edicole vere, escludendo quelle che più che edicole sono punti di appoggio di alcune testate, si è attestata intorno al 75-80% di aperture, nonostante tutti i problemi, le difficoltà, e nonostante le zone rosse sparse sul territorio nazionale.

La vendita dei periodici ha certamente risentito della situazione, ma i quotidiani, tranne quelli sportivi, hanno sostanzialmente tenuto, anzi in diversi casi, hanno avuto anche dei miglioramenti rispetto alla normalità pre-crisi sanitaria.

I fatturati delle edicole sono diminuiti mediamente del 30/35% con dei picchi nei centri storici delle maggiori città che sfiora anche il 70% e anche oltre, ma nonostante questo, si è scelto di restare aperti, di continuare ad essere quel centro polifunzionale di servizi, che ultimamente non veniva più riconosciuto come tale.

Qualcuno si è chiesto come mai la gente ha sentito il bisogno di uscire di casa per comprare un quotidiano, nonostante il bombardamento continuo nelle trasmissioni televisive, in quelle radiofoniche di notizie, approfondimenti, statistiche sui problemi creati dal Covid-19, e nonostante il mare di informazioni sparse nei vari siti web e sui social network.

Con un pizzico di presunzione, molti sono rimasti stupiti, noi un po’ meno.

La nostra società è talmente piena di notizie, che è diventato difficilissimo distinguere le opinioni personali dai fatti, le notizie vere da quelle false.

Siamo tempestati di parole e non siamo più in grado di fermarci e riflettere su quello che ci arriva costantemente come messaggio.

Il giornale è riconosciuto da tutti come un luogo in cui ci sono professionisti che prima di scrivere verificano le fonti, danno informazioni attendibili non solo per l’etica professionale dei giornalisti, ma anche perché ciò che si scrive rimane lì sulla pagina del giornale.

Le televisioni, e soprattutto il web e i social network, sparano raffiche di parole, è impossibile soffermarsi su di esse per capire.

Il giornale (per tante persone lo è sempre stato), è tornato ad essere una certezza, uno strumento che oltre ad informare, consegna elementi di approfondimento e riflessione che si erano persi nella testa della gente, scripta manent, dicevano i saggi.

Un po’ come dopo l’ubriacatura del fast food, si è tornati a riscoprire il valore dello slow food e dell’occasione del pranzo, come momento della giornata per stare davvero insieme alle persone a cui si tiene.

E si è riscoperto (per tante persone lo è sempre stato), l’edicola come un luogo d’incontro familiare e il giornalaio, come persona rassicurante, con cui poter dialogare serenamente di tutto.

Il Covid-19 si è portato dietro tanti problemi e tante tragedie, ma tra quello che ci lascia, c’è anche una nuova dimensione delle cose, e forse più che nuova, si può dire che ha ridato una dimensione più vera alle cose e soprattutto alle persone che ci circondano.

Direi di no. La crisi del settore resta pesantemente sul terreno, da parte degli editori, si è persa forse la voglia di inventare, di innovare, di investire, si tende a gestire il trantran quotidiano o poco più.

Anche la filiera editoriale, nella sua fase di trasporto e vendita, non è vera filiera, la distribuzione nazionale e quella locale, tendono a pensare alle edicole come una propria rete, non si rapportano con essa in modo corretto e rispettoso, tendono a volerla in ogni modo usare per propri fini, come quando vogliono decidere loro per esempio, che il giornalaio deve portare gratis il giornale a casa della gente, come se in edicola ci fossero tanti giornalai che non sanno come passare il tempo, o quando usano gli estratti conto settimanali come fossero dei bancomat, dimenticando o facendo finta di dimenticare, che un’edicola è una piccola azienda, con i propri problemi e che le persone che ci sono dentro, vivono di quella attività ed hanno diritto a ben altra considerazione.

Non sappiamo come sarà il dopo Covid-19, di certo non sarà tutto come prima dello stesso, e forse si apriranno delle conflittualità molto forti che probabilmente solo il Governo potrà attenuare.

Il Governo ha riconosciuto in questi mesi il valore dell’edicola come attività economica essenziale e di interesse pubblico, lo ha evidenziato in ogni decreto, lo ha fatto attraverso le dichiarazioni continue e le interviste del Sottosegretario con delega all’Editoria, On. Andrea Martella, di questo riconoscimento ne siamo lieti e ci aiuta a guardare con un pizzico di ottimismo il futuro.

Oggi la gente ha riconosciuto il valore e la professionalità dei giornalisti che scrivono su un giornale e dell’edicola che lo diffonde con professionalità ogni giorno e in ogni condizione.

E tutto questo, nessuno potrà più permettersi di sottovalutarlo.

Ma le edicole come le abbiamo sempre conosciute hanno un futuro?

Per tutto quello che abbiamo scritto sopra, pensiamo proprio di si, anche se dovranno innovarsi e diventare sempre più centri polivalenti di servizi.

Se guardiamo alla filiera, si diventa però pessimisti, come detto distributori nazionali e locali, sempre più mescolati tra di loro, vedono la rete delle edicole come loro proprietà, non considerando per nulla il valore delle persone che ci lavorano, se un punto vendita è per loro remunerativo bene, altrimenti smettono semplicemente di fornirlo, o chiedono soldi sotto vari titoli inventati per pagare sostanzialmente il trasporto, il vecchio sistema che taglia i rami secchi sempre in auge, e se tagliare questi rami poco produttivi, significa lasciare interi paesi, intere comunità senza giornali, non è un problema loro.

Il valore delle edicole, come detto, è emerso in tutta la sua forza, ci si aspettava una attenzione diversa da parte degli editori, e invece niente, si sono lamentati del crollo della pubblicità, (anche se qualcuno degli editori maggiori, ha mandato in giro dei video in cui afferma che possono arrivare ad un aumento anche vicino al 100% di pubblicità), si è lamentata del web e della lettura pirata sui vari siti, come se questo fenomeno colpisse solo loro e non anche gli edicolanti, hanno nuovamente chiesto altri soldi pubblici, come se non bastassero tutti quelli che ogni giorno gli vengono dati.

Come detto i quotidiani, (a parte gli sportivi), hanno retto le vendite in questi due mesi, ma quegli stessi editori non solo stanno utilizzando tutti gli strumenti, gli ammortizzatori ordinari e straordinari che lo Stato gli ha messo a disposizione, ma chiedono ancora sconti sull’Iva, altri soldi.

Noi, e ci rivolgiamo direttamente a Lei Sottosegretario Andrea Martella, Le chiediamo un ulteriore sforzo.

Sappiamo bene tutto l’impegno che sta mettendo nella difesa della filiera e l’impegno nel sostenere le edicole, ma abbiamo bisogno di un ulteriore sforzo, e cioè che gli aiuti dati all’editoria, vengano in qualche modo legati al rinnovo dell’accordo nazionale per mantenere in piedi una rete diffusa di edicole e abbiamo bisogno di un sostegno economico pesante, e siccome siamo consapevoli che lo Stato non ha fondi infiniti, chiediamo, per due anni, di togliere la forfettizzazione dell’Iva e di aumentare la stessa di due punti percentuali, passando dal 4 al 6%, e spostare il ricavo di questa operazione sulle edicole, altrimenti si perderà davvero quella rete diffusa che ha dato tanto da sempre, che ancora di più si è evidenziato in questo periodo, e che ha anche bisogno di essere riconosciuta per legge, come servizio essenziale di interesse pubblico.

Sappiamo di chiedere molto, ma è quello di cui c’è davvero bisogno per avere il tempo di trovare soluzioni stabili per mantenere l’attuale sistema di vendita di giornali e riviste.

I Giornalai Italiani hanno dimostrato di esserci, ma hanno bisogno di non essere lasciati da soli.

 

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