EDITORIALE

 

LETTERA APERTA

 

di Giuseppe Marchica

 

 

Ormai da un anno viviamo dentro un’emergenza sanitaria senza precedenti; tuttavia, incredibilmente, per il settore editoriale sembra non sia cambiato nulla o quasi.

Siamo riusciti a far rimanere aperte le edicole, pur ricevendo, per questo motivo, molte critiche e in alcuni casi anche insulti da parte di qualche giornalaio poco convinto delle nostre scelte ma, più in generale, da parte di altre organizzazioni sindacali del settore .

Sembra non essere cambiato nulla ma invece tutta la filiera si trova di fronte a decisioni che, senza timore di smentite, possiamo definire epocali.

Non vogliamo parlare nuovamente di quello che sta accadendo tra i distributori locali che continuano ad essere dentro un vortice di acquisizioni-sostituzioni-chiusure-riduzioni,  ormai senza più logica se non quella di crescere a scapito di altri o di morire.

Non vogliamo parlare nuovamente dell’acquisizione da parte dei distributori nazionali di quote minoritarie di qualche distributore locale (quando non di quote di maggioranza).

Non vogliamo nemmeno parlare nuovamente dei processi di scalata-accorpamenti-accordi-scontri nel mondo della distribuzione nazionale: sembra di assistere alla proiezione del film “Highlander/Ne resterà solo uno “, lo ricordate?

E non parliamo nemmeno di quello che per noi è il dramma più grande, la crisi e la chiusura delle edicole.

Quindi?

In questo ultimo anno sono nati processi, per ora limitati e localizzati, che danno il senso chiaro ed evidente di quello che potrebbe essere il futuro, un futuro non certo lontano, anzi! molto molto vicino.

Il Governo ed il Parlamento hanno compreso il valore della nostra rete di vendita e qualche aiuto e sostegno, con crediti d’imposta e bonus vari, lo hanno concesso. Del resto non solo il Governo, ma anche altri soggetti hanno capito il valore della nostra rete: ci sono Aziende che stanno cercando di acquisire le edicole per trasformarle in mini-mini market, con l’evidente intenzione di destinare progressivamente sempre meno spazio ai prodotti editoriali a beneficio di altro, e con l’obiettivo finale del cambio d’uso del suolo pubblico e quindi del senso stesso del valore della vendita di giornali e riviste .

Le edicole, già in difficoltà da sole, non riusciranno a competere e resistere ed arriveranno a cedere inevitabilmente a questi processi pur di salvare la propria attività ed il proprio reddito: se qualcuno ha il coraggio di dire a questi giornalai che non devono piegare il capo, si faccia avanti.

Noi siamo il Sinagi, ormai quasi gli unici a voler tenere in vita e difendere sul territorio nazionale una rete diffusa di edicole che copre l’esigenza di portare l’informazione e la cultura su carta, in tutti gli angoli del nostro paese ed a disposizione immediata di tutti i cittadini: siamo gli unici, o quasi, a voler mantenere quello che, qualche obsoleto pensiero, chiama “democrazia dell’informazione” a salvaguardia della serietà delle notizie contro la pratica sempre più dilagante delle fake news.

 

“Questa lettera vuole essere anche una domanda che viene rivolta  in primo luogo al Presidente Fieg ed al Direttore Generale Fieg, ma anche ai Distributori Nazionali ed a quelli Locali (per quanto questi ruoli siano sempre più confusi): cosa facciamo? cosa volete fare?”

 

Questa lettera vuole essere anche una domanda che viene rivolta  in primo luogo al Presidente Fieg ed al Direttore Generale Fieg, ma anche ai Distributori Nazionali ed a quelli Locali (per quanto questi ruoli siano sempre più confusi): cosa facciamo? cosa volete fare?

Si tratta di scegliere: da un lato c’è l’abbandono progressivo della rete di vendita, dall’altro c’è la sua difesa.

Nel primo caso, come Sinagi, non lasceremo che altri si comprino per due centesimi la rete per ridurla alla vendita di mele o panini, ma andremo a chiedere Noi, ai Comuni, di cambiare la destinazione d’uso dei suoli pubblici e a fare accordi perché i frutti degli eventuali cambi di “mestiere” possano essere raccolti dagli stessi titolari delle edicole e non da soggetti esterni, estranei all’edicola stessa (che potrebbero speculare sulle difficoltà già espresse acquisendo di fatto una rete ancore unica ).

 

“bisogna decidere, dovete decidere, e dovete farlo ora, adesso, perché tra pochi mesi sarà troppo tardi per tutti”

 

Voi Editori, forse, non potendo vendere le vostre riviste ed i vostri giornali ai cittadini, rivolgerete la vostra attenzione al “digitale”, ma perderete comunque quell’80% di fatturato portato dalla carta: per non perderlo, il rischio è quello di mettersi nelle mani di chi potrà dettare condizioni economiche ed organizzative, alla faccia della parità di trattamento, della libertà di informazione e della democrazia stessa, e magari pagando molto di più di quello che non si è voluto riconoscere ai giornalai.

Nel secondo caso, se vogliamo mantenere e difendere una rete di vendita diffusa e dedicata, bisogna cambiare rotta, bisogna mettersi a sedere attorno ad un tavolo, ridefinire con tutti i soggetti della filiera, nessuno escluso, un nuovo accordo nazionale, mettendo in campo tutte le risorse necessarie.

Tutto molto semplice, certo, ma bisogna decidere, dovete decidere, e dovete farlo ora, adesso, perché tra pochi mesi sarà troppo tardi per tutti.

 

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