EDITORIALE

SPIRALE SENZA FINE

di Giuseppe Marchica

 

Esiste una filiera editoriale? La domanda può apparire strana, ma non lo è per nulla, se una filiera editoriale esiste, si ferma alla parte ideativa e produttiva e non coinvolge per nulla la parte distributiva e di vendita.

In tutte le filiere industriali, la distribuzione e la vendita del prodotto o del servizio, hanno sempre avuto un ruolo fondamentale, anche se oggi la distribuzione si sta modificando, e le vendite online stanno cambiando radicalmente la struttura del commercio, impoverendo tutto il sistema e arricchendo i grandi gruppi che come Amazon la fanno da padrone.

Nel mondo della vendita di giornali e riviste, questo cambiamento si avverte di meno, gli abbonamenti online non solo non decollano, ma subiscono addirittura un fermo che appare quasi incredibile, pensando al periodo di pandemia e chiusure delle attività dell’ultimo anno.

Probabilmente qualcuno farà valutazioni diverse, ma se depuriamo il tutto dai siti informativi dei quotidiani, che si promuovono con offerte di abbonamenti pressoché gratuiti per mesi, la situazione resta quella che descrivevo sopra.

In questo settore il ruolo dell’edicola è ancora fondamentale.

Purtroppo nel segmento distribuzione e vendita, non esiste una filiera.

Gli editori vivono in conflitto tra loro e non fanno nulla per salvare la rete di vendita, anzi sembra che facciano di tutto per cancellarla.

I distributori nazionali, in guerra senza quartiere tra loro, aspettano solo di vedere chi rimarrà in piedi e con quante ferite.

Sui distributori locali è meglio tacere, il Sinagi ha un progetto da presentare al Governo, non solo per ottenere una parte dei finanziamenti che l’Europa ha stanziato per la ripresa post pandemica, ma per avere finanziamenti che consentano un futuro più stabile e continuativo nel tempo, questo progetto ha avuto perfino la piena adesione, dopo ovvio confronto e discussione da parte di tutti i distributori nazionali e anche da parte degli editori, ma non da parte delle associazioni dei distributori locali.

Non abbiamo ancora capito la ragione e le motivazioni, forse pensano a qualcosa che si può raccattare nelle regioni per coprire le distanze che portano alle edicole più lontane, se fosse così significherebbe che stiamo davvero raschiando il fondo del barile.

Abbiamo scritto a editori e distributori nazionali per avviare un confronto vero sul futuro della rete di vendita, ma non ci sono state risposte concrete, se non un qualche pourparler.

Sembra che a editori e distributori non interessi la rete di vendita, con i giornalai parleremo nelle riunioni che metteremo in piedi appena possibile, gli altri soggetti, editorie distributori nazionali e locali, riflettano sul futuro che stanno disegnando non sappiamo nemmeno se consapevolmente o no.

Ne prendiamo tristemente atto, e, a cominciare dal chiedere noi il cambio di destinazione d’uso dei chioschi, saremo costretti a muoverci nelle direzioni più diverse, che a loro sicuramente non piaceranno, ma dobbiamo farlo per tutelare le decine di migliaia di persone che vivono nelle edicole, e cercare di uscire da una spirale che sembra non finire mai.

 

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