UNA RETE MODERNA, ALTERNATIVA E CONCORRENZIALE 

Dal Governo Berlusconi al Governo Monti, riparte il percorso politico per escludere la categoria dalle liberalizzazioni,riformare l’editoria,  aprire un tavolo di confronto in sede istituzionale sul tema contrattuale

 

di Vito Michea

Segretario Generale Sinagi aff. Slc-Cgil

 

Con le dimissioni del Governo Berlusconi si è dovuto riprendere dall’inizio il percorso politico ed istituzionale che è stato intrapreso nel mese di agosto a seguito del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, che è stato poi convertito in legge il 14 settembre (G.U. n. 216 del 16/9/2011).

A seguito dell’insediamento del Governo Monti, a cui rivolgiamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, abbiamo reiterato al nuovo Ministro per lo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, dott. Corrado Passera, la richiesta di esclusione del nostro settore commerciale dal capitolo delle liberalizzazioni previste dal citato decreto.

L’esito di questa ennesima richiesta non appare assolutamente scontato, considerato che la gravissima crisi economica che si è abbattuta sul nostro Paese e su quasi tutti i Paesi del nostro continente, imporrà pesanti sacrifici e scelte impopolari anche dal punto di vista sociale.

La possibilità che la nostra richiesta sia accolta è in gran parte conseguente all’attenzione che si vorrà dedicare alle osservazioni che il nostro mondo sindacale ha delineato nel merito delle peculiari caratteristiche del nostro settore; in particolare l’impossibilità di sviluppare un minimo di concorrenza all’interno della rete, unitamente alla concreta preoccupazione che una liberalizzazione “selvaggia” del settore inciderebbe negativamente ed inevitabilmente sul pluralismo dell’informazione su carta nel nostro Paese, facendo venir meno le storiche tutele di questo prodotto, da sempre garantite dall’Art. 21 della nostra Costituzione.

È quindi, come sempre, una scelta politica che il nuovo Governo dovrà fare in un ambito particolarmente difficile, se non drammatico.

I tempi a disposizione sono ormai abbastanza risicati, perché i provvedimenti legislativi richiesti dovranno essere approvati entro la prima metà di gennaio.

Tuttavia continuiamo con determinazione e serenità a seguire la nostra strada nella convinzione che sarebbe deleteria per tutti i soggetti della filiera editoriale, e anche per il consumatore finale, un’assenza totale di regole che metterebbe in ginocchio un settore in forte crisi congiunturale e strutturale.

Sarebbe un errore di strategia politica e commerciale inconciliabile con le dichiarazioni d’intenti che sono state formalizzate dal Dipartimento Editoria e Cultura e dagli stessi Gruppi editoriali, che hanno sottolineato in più occasioni l’urgente necessità  di una ristrutturazione della nostra rete di vendita al fine di conseguire l’obiettivo – da tutti auspicato – di avviare celermente la realizzazione di una rete moderna, alternativa e concorrenziale.

Un progetto concreto che, come più volte affermato dalla Dott.ssa Elisa Grande – che auspichiamo resti a guidare il Dipartimento Editoria -, è sollecitato dalla stessa Unione europea nell’ambito di un disegno strategico che mira a costituire reti commerciali che possono sviluppare una reale concorrenza sul mercato.

Per queste ragioni è impensabile che questo progetto possa essere sviluppato realisticamente in assenza di regole; è storicamente provato che la ristrutturazione di un intero comparto deve essere accompagnato da incentivi allo sviluppo e deve godere di una fase di transizione. Ovvero, prima si crea la nuova rete, poi si pensa come per la stessa si devono stabilire le nuove regole di accesso.

Non ci fa paura la liberalizzazione, vorremmo soltanto che anche la nostra rete possa utilizzare gli stessi strumenti legislativi che negli anni sono stati concessi ad altri settori in crisi.

È una ragionevole proposta che rivolgiamo al nuovo Governo.

È una fase storica che non possiamo farci sfuggire. Una fase che può essere da noi disegnata, ma che per realizzarsi necessita della piena convinzione e partecipazione dalla rete di vendita.

Abbiamo sempre guardato con malcelata invidia alle altre reti commerciali, omettendo di pensare seriamente a come le stesse sono state costituite. È un processo lungo che per realizzarsi ha bisogno di una solida base di partenza. È la costruzione, mattone su mattone, di una casa comune dove sviluppare i servizi messi a disposizione.

È un investimento a breve e medio termine, che deve essere affrontato con la responsabilità di tutti nella prospettiva di un netto miglioramento delle condizioni di lavoro e nell’acquisizione di nuove fonti di reddito.

Nell’ambito di questi ragionamenti, è indispensabile sottolineare che è ormai improcrastinabile guardare con urgenza al tema contrattuale.

Non si è fatto nessun passo in avanti, anzi forse assistiamo ad una ulteriore recrudescenza degli abusi che si registrano sul territorio nazionale.

Abbiamo chiuso il Congresso nazionale con un impegno politico ben preciso.

È arrivato il momento di approfondire meglio il tema contrattuale e di assumere le decisioni consequenziali.

A questo punto, pur nel rispetto delle decisioni politiche che si assumeranno nelle sedi competenti, sarebbe auspicabile l’apertura del tavolo di “compensazione” messo a disposizione dalla Dott.ssa Elisa Grande. Un tavolo “governativo” dove aprire il confronto con le nostre controparti per affrontare i nodi che sono alla base del nostro rapporto  contrattuale, e che difficilmente potranno essere risolti diversamente.

È un percorso che non abbiamo mai tentato di realizzare prima d’ora, per oscuri motivi che forse possono essere riconducibili a equilibri interni alla filiera editoriale.

Per i non addetti ai lavori, è utile precisare che questo tipo di tavolo è di norma richiesto dalle parti sociali che non riescono a trovare un’intesa tra di loro su questioni di ordine contrattuale, dove le differenze di posizione sono assolutamente marcate. In alcuni casi, invece, è lo stesso Governo a convocare le parti interessate per mediare le diverse posizioni, al fine di evitare conflitti sociali che potrebbero essere dirompenti.

Uno degli argomenti da portare a questo tavolo è certamente quello inerente il pagamento delle forniture.

Come è stato più volte ribadito, nel nostro settore si registra da sempre una abnorme anomalia riguardo questo particolare aspetto.

Da una parte, nel rispetto della c.d. “parità di trattamento” di tutte le testate editoriali, la rete di vendita è obbligata a porre in vendita tutte le pubblicazioni che le vengono consegnate, senza peraltro poterne determinare i flussi; dall’altra, deve anche pagare anticipatamente gran parte delle stesse. Ovvero, il rispetto della parità di trattamento, imposta con una legge dello Stato, è sostenuta economicamente dai rivenditori. Se questo assunto è legittimo, di conseguenza non si può che chiedere l’applicazione integrale del contratto estimatorio; ovvero il pagamento delle pubblicazioni al ritiro resa.

Altro problema, su cui si è già aperto un confronto presso il Dipartimento Editoria, è quello relativo all’identificazione delle pubblicazioni periodiche per le quali deve essere concesso il diritto alla parità di trattamento. Un diritto che è attualmente riconosciuto a tutte le pubblicazioni periodiche indistintamente, purché regolarmente registrate al ROC (registro operatori della comunicazione).

Anche su questo delicato aspetto le posizioni sono divergenti, e si può anche aggiungere che per ognuna delle stesse emergono delle controindicazioni.

Tuttavia, sembra emergere una comune volontà di mettere mano ad una seria riforma. Almeno questo è un fatto positivo.

Sempre sulla parità di trattamento emergono forti dubbi in ordine a come questo principio costituzionale possa essere sostenuto, e mantenuto, nell’eventualità della liberalizzazione richiamata in apertura. Un obbligo di legge, seppure conseguente all’art. 21 della Costituzione, che appare in palese contraddizione con il concetto di base che identifica il “libero mercato”.

In questi giorni è arrivata la conferma che il Prof. Malinconico è stato nominato Sottosegretario di Stato con delega all’Editoria.

Gli facciamo immediatamente i nostri migliori auguri di buon lavoro.

Siamo certi che l’esperienza maturata nel ruolo di Presidente FIEG e la profonda conoscenza del comparto editoriale, consentiranno al Prof. Malinconico di affrontare con autorevolezza e convinzione l’annoso tema delle riforme, di cui il nostro settore ha urgente bisogno.

 

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